Dai friulani ai salentini, e Agazzi è due partite senza prendere gol

Le legioni bianconere friulane passarono inoffensive… Con buona pace di “Don” Francesco (Guidolin) da Castelfranco Veneto e la sua aria da parroco di campagna, troppo frequentemente abituato ad uscire dal Sant’Elia coi tre punti in tasca, e che questa volta, invece, deve ringraziare per il pareggio, piuttosto stretto per i rossoblù… Fu vera gloria? Mah! Parrebbe (condizionale scaramantico d’obbligo) di sì. E così, i gol non arrivati contro l’Udinese, sono arrivati a Lecce, grazie al Diablo Ribeiro, sempre più incisivo, e al “Biondo” (in realtà rosso), che – qualunque sarà il suo futuro dal giugno 2012 – non ha mai risparmiato neanche una goccia di sudore rossoblù e stolto chi ne ha dubitato.

L’ultimo Lecce-Cagliari, ad aprile scorso, suscitò travasi di bile: stratosferico divario a nostro favore, doppietta di Acquafresca come ai (primi) bei tempi, in vantaggio 3-1 a pochi minuti dalla fine e poi… Magia o incantesimo?!? Ragatzu, invitato da Cossu a semplicemente depositare in rete il pallone del 4-1, riesce, con supremo impegno, a sbagliare (su, su, tra i ceri di Gubbio a farti le ossa senza altri indugi…) e – oibò – finisce 3-3 con i nostri difensori a fare le statue di sale… Mistero. Il risultato odierno ripaga anche “de cussu feli malu” non ancora smaltito.

E vale, seppur in condominio, il secondo posto in classifica, almeno fino a dopo la pausa per gli impegni della Nazionale. E, udite udite, Agazzi che non prende gol da due partite consecutive, dopo is frastimus raccolti a Palermo insieme al pallone calciato da Miccoli!

E proprio nel giorno in cui il simbolo Conti supera la bandiera Brugnera quanto a presenze in rossoblù, questo grande, grandissimo, risultato si accompagna a un personale, personalissimo anniversario: martedì, 4 ottobre (San Francesco, patrono d’Italia), saranno trent’anni. Trent’anni di cosa? Festeggerò i miei (primi) trent’anni di stadio! Grazie ai miei almanacchi e al più recente contributo della tecnologia, ho appurato la data della “mia prima – incancellabile – volta” allo stadio: era il 4 ottobre 1981, campionato di serie A, Cagliari-Inter, uno a uno finale (allenatore: Carosi), con gol dello strepitoso opportunista Gigi Piras from Selargius e pareggio del folletto brasiliano Juary, quello che sia nella Milano interista che ad Avellino festeggiava i suoi gol col balletto intorno alla bandierina del calcio d’angolo… Sicuramente molto meno gaggio di tante brutture tamarre osservate negli anni più recenti…

Ebbene, avevo dieci anni; entrato allo stadio, al primo apparire del prato verde scattò un meccanismo di imprinting e fu… amore a prima vista e imperituro. Talmente abituato a conoscere le partite solo attraverso la voce di Bruno Corda, mi meravigliai che la partita si giocasse in silenzio senza la radiocronaca trasmessa dagli altoparlanti… Ta bregungia… E il più vivo ricordo, assieme all’altrettanto imperituro ringraziamento, va al caro Marco Meloni di Sestu, amico di famiglia, che ora segue le partite da Lassù, lui che per primo mi fece vivere quell’emozione così intensa. Al rientro dallo stadio, infatti, sosta al suo celebre box di ortofrutta in viale Monastir e, saranno stati i comodi sedili della sua macchinona, l’aroma dell’Arbre Magique alla mela, i cori da stadio che rimbombavano in testa… insomma, il sonno dei giusti si impadronì di me. E con sorriso bonario fui ridestato solo sotto casa. Antonello Greco

(3/10/2011)

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