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Il difensore Piscopo dà l'addio al Calangianus: «Dopo due stagioni è giusto cambiare, vorrei tornare in serie D»
A Livorno sfiorò la A: «Che errore rescindere»

Il difensore Piscopo dà l'addio al Calangianus: «Dopo due stagioni è giusto cambiare, vorrei tornare in serie D»

A Calangianus ha ottenuto due salvezze ai playout e ora dà l'addio ai galluresi ma non si staccherà del tutto da Calangianus perché lì ha conosciuto la fidanzata Rossella. Si chiude dopo due stagioni l'avventura in giallorosso di Massimo Piscopo, 26enne di Napoli che avrebbe potuto fare ben altra carriera se «a 17anni avessi avuto la testa di adesso» e se avesse avuto un altro procuratore che «mi ha spinto alla rescissione di un contratto di 5 anni quand'ero nel Livorno in serie A promettendomi che mi avrebbe portato in un club di serie B. È stata la mia rovina». Perché per non rimanere fermo nel 2009, a 20 anni, decise di scendere in serie D a Belluno: «Feci un gran campionato segnando 6-7 gol e ci salvammo miracolosamente. Ma se esci dal giro dei professionisti e non c'è chi ti rispinge dentro è difficile tornarci. Altrimenti devono vederti e devi trovare uno che si innamora di te, così capitò a me a Livorno con Camolese, lui mi fece fare 5 anni di contratto nella stagione 2007-08. Sostituì Fernando Orsi ma poi fu esonerato a poche giornate dal termine. L'anno dopo fui mandato in prestito alla Pistoiese ma, a fine gennaio, passai al Celano. C'era Giacomo Modica il collaboratore di Zeman a Cagliari, mi ha fatto stirare e quando ho recuperato mi ha detto: "Mi devo salvare e non punto più su di te". Siccome sarei dovuto rimanere a Celano anche l'anno successivo in prestito e io non ci volevo restare, anche per questo motivo fui portato a decidere per la rescissione».

 

Massimo Piscopo (1989) lascia Calangianus dopo due stagioniIl treno del calcio che conta è quindi passato per Piscopo?

«Ho fatto sei mesi alla Fiorentina e poi a gennaio del 2006 passai al Livorno negli Allievi ma fui subito aggregato con la Primavera coi ragazzi del 1987 e 1988 mentre io sono del 1989. Ricordo che in prima squadra arrivò Mazzone al posto di Donadoni. L'anno dopo ci furono Arrigoni e Orsi e nel 2007/08 ancora Orsi e Camolese, in quel Livorno c'erano Amelia e Tavano, a 18 anni l'esperienza più bella è stata la prima panchina in serie A contro il Torino (l'11 maggio del 2008, ndr) ero ad un passo dall'esordire ma con la squadra già retrocessa il presidente Spinelli non lo permise perché avrebbe dovuto poi sborsare 120mila euro premi di valorizzazione a due club di Napoli e di Pisa dove ero cresciuto. In squadra c'era chi manteneva le distanze coi più giovani ma io andavo d'accordo con Galante, Amelia, col quale ci sentiamo ogni tanto, De Lucia, Volpe e Pavan. Se ti fermi e pensi a quel periodo dici che è un grande peccato, a 26 anni credo sia tardi tornare nei professionisti ma non si sa mai nella vita. Se magari vinci un campionato in serie D e poi ti tengono allora sei di nuovo tra i professionisti, che è tutto un altro calcio»

E nel concreto che accadra ora?

«A Calangianus non resto, dopo due stagioni ho voglia di cambiare anche se mi sono trovato benissimo e mi sono pure fidanzato. La mia opzione è andare di nuovo in serie D, l'ultima volta è stata col Civitavecchia nel 2012/13, per mezza stagione, dopo aver iniziato nel Battipaglia»

Ma alla Sardegna sei sempre legato

«Certo che sì, a giugno torno per fare un po' di mare. Mi piace molto la Sardegna, la conobbi dopo l'esperienza a Belluno, ho fatto due anni al Porto Torres e sono stato bene coi compagni e con la società che non ci faceva mancare niente, il presidente Piras ebbe i primi problemi l'anno dopo che andai via. Valuterei bene una proposta da una società sarda, se c'è qualcosa di buono e concreto, nel Napoletano ho già avuto qualche contatto ma non voglio stare qui a giocare, preferisco andare al nord Italia o in Sardegna»

Torniamo all'avventura a Calangianus, tutta la squadra ha reso al di sotto delle aspettative

«A differenza della stagione precedente io stesso non ero al 100%, anche se per fortuna qualche gol l'ho fatto. Colpa di una pubalgia che ho avuto per via di una preparazione fatta sempre con lavori di forza, scattini e senza mai fare una distanza lunga da 300 metri almeno. A Calangianus, dopo il cambio di allenatore e gli interventi sul mercato di dicembre, si aspettavamo una salvezza diretta e anche noi giocatori ci speravamo»

E invece che è successo?

«Sono andati male alcuni risultati, la società pressava e le nostre avversarie pure ma è in casa che siamo mancati. L'anno scorso al Signora Chiara nelle ultime 11 partite ne avevamo vinto 10 e pareggiata 1, come sempre il Calangianus ha costruito la propria salvezza in casa. Ma noi potevamo giocare alla grande che non ce ne andava bene una e poi ci mancava l'attaccante di ruolo, non facevamo gol anche se fecevamo benissimo, d'altronde se non hai chi la butta dentro poi non vinci. Abbiamo perso 4-5 partite con gli avversari che tiravano una mezza palletta, a noi la rimonta non riusciva e diventava tutto più difficile. 

Per fortuna è arrivato Del Soldato

«Sì, Leo ci ha dato una grande mano, i suoi gol per salvezza li ha pure fatti ma non è una punta, se a fianco a lui avessimo avuto un bomber alla Nurchi o Mesina, avremmo cambiato anche modo di giocare, potevi rimanere tranquillo dietro perché si sa che se sbagliano davanti non c'è problema se invece l'errore lo fai dietro sei un ciuccio»

In ogni caso la salvezza l'avete ottenuta nella sfida in casa di playout contro il Fertilia 

«È vero, la gara più importante della stagione alla fine l'abbiamo vinta, il traguardo era quello. Lo cercavamo tutti noi un successo finale, non volevamo portarci addosso una retrocessione, lo dovevamo per le tante persone che hanno fatto sacrifici a Calangianus»

Che campionato avrebbe potuto fare il Calangianus e che non ha fatto?

«Se avessimo avuto una punta vera, un bomber da 20-30 gol, ora staremmo parlando di una squadra vicina ai playoff. Ci volevamo due giocatori, un attaccante e un centrocampista di qualità e potevamo stare dietro le prime del campionato»

Quali attaccanti ti hanno impressionato di più? 

«Nurchi e Mesina contro di noi non hanno fatto chissà cosa, però alla fine hanno dimostrato il loro grande valore durante tutta l'annata, il campo parla per loro. Se hanno un minimo spazio libero non ti perdonano perché la porta la vedono bene, contro di loro devi stare sempre concentrato»

In questo articolo
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Stagione:
2014/2015
Tags:
Sardegna