Avere le physique du rôle non è da tutti. Chiunque può strappare un patentino da allenatore e accomodarsi su una panchina, chiunque può schierare un classico 4-4-2 o un più moderno 4-2-3-1. Nessuno, però, in Sardegna ha il suo carisma. Perché Bernardo Mereu, originario di Triei, terra di buon vino e non solo, ha nel suo Dna caratteristiche che a pochi altri appartengono. La lealtà, unità ad una schiettezza imbarazzante, non lascia dubbi sulla persona. Voce squillante, quasi trascendentale come se avesse appena trionfato sul campo, voce diretta di chi sa di poter offrire qualità senza inganno. I capelli brizzolati, a 51 anni, potrebbero mettere in ginocchio chiunque, quasi da far desistere la presenza alla prossima sfida. Per dirla in termini facebookiani, Bernardo Mereu ha stretto amicizia con la panchina da oltre trent’anni. Ma quella che verrà, per il tecnico ogliastrino sarà sempre la sfida più affascinante da affrontare, con l’entusiasmo di un giovane smaliziato. Eppure lui, dopo una tempesta abbattutasi a Villacidro, mantiene la sua linea di sempre, quella che tutti gli addetti ai lavori conoscono dai tempi de La Superga: mai voltarsi indietro, potrebbe essere pericoloso. Dalla prima alla quinta marcia in scioltezza, per arrivare sulla nuova panchina. Che non ha ancora un nome preciso. Presto, forse, lo avrà e allora cerchiamo di capire, attraverso quest’intervista, che estate si appresta a vivere l’allenatore sardo per eccellenza.
Mister Mereu, in questi ultimi giorni il suo nome è stato accostato alla panchina del Tavolara. Esiste una trattativa, oppure con Pitta è stato solo un pour parler?
«Confermo i contatti col presidente del Tavolara, ma ad oggi non esiste assolutamente una trattativa. Anzi, per dirla tutta, tra me e Giovanni Antonio Pitta c’è un’ampissima distanza sui programmi, motivo per cui ad oggi mi sento di escludere un futuro sulla panchina biancoverde»
La distanza riguarda solo i programmi o anche l’ingaggio?
«Il mio rifiuto alla proposta di Pitta non è assolutamente determinato dall’aspetto economico che, come mia abitudine da 32 anni, ho sempre valutato al termine di ogni trattativa. Ripeto, se oggi mi sento di escludere nell’immediato un’esperienza sulla panchina del Tavolara, è solo perché dalle parole del presidente non ho percepito quei presupposti che ritengo fondamentali per poter svolgere un’attività che possa portare ad un eccellente risultato»
Escludendo il Tavolara, ha avuto altri contatti in questo periodo?
«Si, ci sono state altre proposte, ma al momento ritengo sia più corretto non citare la provenienza»
Esiste anche la possibilità che lei resti senza panchina
«Al momento tutto è possibile, anche che dopo 32 anni consecutivi su una panchina possa fermarmi. Vorrà dire che sarà la mia prima estate rilassante in riva al mare (ride, ndr). Vediamo cosa succede, certo è che per poter accettare una nuova sfida, devo trovare i giusti presupposti. Non voglio lavorare nel buio più assoluto come accaduto lo scorso anno a Villacidro, per cui prima di firmare un accordo, valuterò con molta attenzione i programmi che mi verranno illustrati»
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