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Tonio Madau, allenatore, Quartu 2000
I giocatori si pagano il pranzo "scaramantico": sconfitte Samassi, Sant'Elena e Seulo

Quartu 2000, da ultimo ad ammazza-grandi, Madau: «Il segreto? La forza del gruppo e giovani forti. Vogliamo la salvezza»

Il pranzo della rinascita. Il Quartu 2000 è passato in un mese da cenerentola del girone A di Promozione a squadra del momento con due punti di vantaggio sulla zona playout. Alla settima giornata i biancoverdi non avevano ancora vinto e viaggiavano con due soli pareggi all'attivo, il 20 novembre a Sa Cora arriva la corazzata Samassi ancora imbattuta. Il tecnico Tonio Madau si ricorda di quando giocava a Muravera, raduna la squadra e fa scattare la proposta: «Ho detto ai miei giocatori: "Cosa facciamo? Si parcheggia la barca e ce ne andiamo tutti a casa? Sono sicuro che possiamo vincere contro il Samassi ma bisogna fare gruppo e ho bisogno di gente sveglia. Giochiamo in casa ma andremo a pranzo e ognuno si paga il suo". Il 90% dei giocatori di Promozione avrebbe probabilmente detto no, invece nessuno si è tirato indietro pur avendo in squadra ragazzi che non percepiscono rimborsi spese. Abbiamo vinto e ora ogni domenica stiamo insieme per pranzo, i ragazzi ci tengono alla maglia che indossano e siamo imbattuti da cinque gare». Prima di Natale il pareggio per 1-1 in casa con il Barisardo: «Eravamo in vantaggio e ci hanno raggiunto a 15' dalla fine ma devo dire che il pareggio è giusto, è stato la peggior partita delle ultime cinque disputate e diamo i meriti anche al Barisardo che, così rinforzato, darà fastidio a molti».

 

Dall'ultimo posto e +2 dalla zona playout che è successo?

«Anche prima la squadra stava producendo qualcosa ma non tradotta in termini di punti e vittorie, non riuscivamo a finalizzare le occasioni create. Incoraggiava il fatto che non subivano molti gol, eravamo ultimi ma con la quarta difesa del campionato, un dato un po' strano perché in ogni campionato, le ultime della classe subiscono una marea di gol. Di contro, però, avevamo il peggior attacco con un solo gol all'attivo e dovevamo rimetterci in riga ma rimotivare il gruppo è tosto quando non fai punti e al primo tiro in porta degli avversari subisci il gol mentre tu colpisci pali e traverse. Il segreto è stato la forza del gruppo, non mollare mai, si sono sempre allenati tutti quanti continuando a credere in quel che si stava facendo perché quando vinci ti senti il più forte di tutti, se non segni e vinci pensi di essere il più scarso. Poi è vero anche che abbiamo anche aggiustato qualcosa, come allontanare qualcuno che non stava dando ciò che volevamo in quel momento»

Contro il Guspini, altra grande del girone, l'ultima sconfitta, di misura e con il solito grande rammarico 

«A me dava fastidio sentir dire dagli avversari che non meritavamo le sconfitte. A Guspini abbiamo disputato il miglior primo tempo di tutta la stagione, sembravamo una squadra di alta classifica, anche in quel caso sbagliammo due gol e loro vinsero 1-0. Alla fine, quello che conta nel calcio è fare gol sennò non ti rimane niente, però anche nella gara precedente contro la San Marco stava andando alla grande, loro senza mai tirare in porta e noi a divorarci 5 gol. I segnali positivi c'erano»

Cinque risultati utili di fila e 11 punti vincendo tre gare molto importanti

«Il Samassi nella prima mezzora fallì almeno 2 palle-gol importanti e lì pensai: "Forse la ruota sta girando per il verso giusto". Prima del riposo colpimmo una traversa e dissi: "Nulla è cambiato". Invece, siamo rientrati in campo con coraggio e, benché fossimo rimasti in dieci, abbiamo subito fatto gol con Piu, chiudendo un'astinenza di 5 partite, lì è uscito il carattere, i ragazzini hanno corso come dei pazzi, dando il cuore. A Iglesias, peccato, abbiamo subito il pareggio al 91'. Contro il Sant'Elena, che è una bella squadra, abbiamo impostato la gara come sempre, portandocela a casa subito, con due gol segnati nei primi 25' e dando un segnale di maturità dei più giovani. A Seulo abbiamo ottenuto una grande vittoria, una gara che mi ha fatto capire che siamo forti, non mi nascondo e dico che ho la fortuna di avere ragazzi proprio bravi. In campo avevo 6 fuoriquota, in Coppa Italia vinsero 5-0 e pensavano probabilmente di trovarci più deboli, loro davanti sono fortissimi con Boi e Trogu, a centrocampo Milia è bravo ed esperto, difesa solida con Palmas e Oppes. Ma in panchina ho dei ragazzi che fanno quasi sempre la differenza come Piu, che entra al 30' e fa il gol-vittoria al 40', è sempre sul pezzo e vuole fare gol»

A dicembre c'è chi si rinforza, il Quartu 2000 cede e non acquista, continuate coi giovani?

«In estate abbiamo ceduto al Castiadas Michael Mura e Lino Carta, ragazzi forti e con la mentalità giusta. Sin dalla preparazione sto attingendo dal settore giovanile, la Juniores guidata da Enzo De Ruggiero è prima in classifica, negli Allievi ci sono ragazzi bravi e interessanti. Seguo sempre le loro gare. Ero sicuro che avrei ottenuto delle risposte importanti da giovani come Gianmarco Denotti, Andrea Spissu, Davide Toti, Michael Cogoni» 

Avete resistito alle richieste sul gioiellino Denotti, esterno del '98

«L'anno scorso era al Sinnai in Prima categoria, è un ragazzo che può giocare in Eccellenza e anche in serie D, usa il destro e il sinistro indifferentemente, ha corsa, voglia ed è serio, in Promozione l'ho utilizzato in tanti ruoli. È bravo come lo sono anche gli altri giovani, di loro mi fido tantissimo e i grandi posso metterli anche in panchina»

Marco Marci, alla fine, va ai "cugini" del Sant'Elena?

«Ci ha parlato ma non ha chiuso il discorso, speriamo che non abbia preso la decisione definitiva e che resti ancora con noi, è un giocatore importante»

Cosa aspettarsi dal Quartu 2000 nelle ultime tre gare del girone d'andata?

«Alla ripresa del campionato saremo ad Arbus che, all'inizio della stagione, consideravo squadra capace di impensierire le favorite, ha un attaccante come Martinez per me il più forte che c'è in Promozione. Mi aspettavo facessero qualcosa sul mercato di dicembre per stare lassù anche nel ritorno. Ci vuole la stessa determinazione messa contro il Samassi, le motivazioni non mancheranno, giocheremo contro una squadra forte e dal passato importante. Con Carloforte e Tharros sono due scontri diretti e, specialmente quelli in casa, non possiamo sbagliarli, le vittorie contro le grandi devono essere un qualcosa in più per noi, prima vengono le vittorie contro avversarie del tuo stesso livello»

La salvezza cosa rappresenterebbe per Madau?

«Molto, ci tengo tantissimo. Al Quartu 2000 ci sono da più tempo di tutti, quest'anno ho voluto fare solo l'allenatore e smettere di giocare, benché la società me l'avesse chiesto. L'anno scorso non è stato facile ricoprire il doppio ruolo, è pesantissimo e ti devasta mentalmente, devi cercare di risolvere la partita da giocatore e poi essere lucido per fare il cambio giusto. Io sono da solo, non ho un vice né un preparatore atletico, in queste condizioni puoi fare solo una cosa e ho deciso di essere allenatore al 100%. Sto avendo grandi soddisfazioni nel vedere i ragazzi e i senior che migliorano, in campo fanno delle cose, anche piccolissime, che prima non facevano, si vede un lavoro che produce effetti. Sarà una gioia enorme salvarsi»

Primo anno da tecnico, da chi prendere spunti?

«Ho 39 anni e in carriera ho giocato in tante squadre e avuto molti allenatori, tutti diversi l'uno dall'altro perché c'è chi predilige il lavoro sul campo e chi vuole farti capire altre cose con una chiacchierata, con degli sguardi, ci sono nte sfumature che devi saper cogliere. Al Selargius ebbi Elvio Salvori che mi prese dalla Juniores, poi Giampaolo Zaccheddu mi faceva giocare a 17 anni nonostante in attacco c'erano giocatori fortissimi come Pier Paolo Piras, Renzo Ruggeri, Antonello Congiu, Carlo Atzei; ho avuto anche Gigi Piras, Camillo Vacca e Gabriele Rendina, tutti mi hanno insegnato a non mollare mai. Poi sono stato sempre legato ad Angelino Fiori, che ebbi all'Ilvamaddalena nel 2003-04, un tecnico che mi ha dato molto, specie al livello umano, una persona super colta, con lui parlavo ore e ore su tutto e poi si ritornava al calcio. Un giorno, facendo colazione, mi disse: "Tu lo sai che puoi fare già l'allenatore? Sai leggere ciò che può succedere dall'altra parte del campo". Avevo 24 anni. Mi ha insegnato il rispetto, il sacrificio, ad essere uomini, perché se riesci a trasmettere queste cose ad un giocatore, lui ti sarà sempre fedele e darà il massimo in campo. Nel 2010 al Quartu 2000 ho avuto Marco Piras, è uno sanguigno e con lui mi sono anche scontrato ma ha saputo trasmettermi cose importanti, che mi sono rimaste. Quando arrivò alla vigilia della prima di campionato ero il capitano della squadra ma infortunato, recuperai ma non mi faceva giocare, in attacco c'erano comunque bravi giocatori come Roberto Puddu e Omar Floris. Sarei potuto andar via ma per il mio modo di pensare non esisteva, mi sono messo a lavorare ancora più forte, alla prima occasione risolsi la partita, il martedì disse di fronte alla squadra: "Ho rivisto il Madau che giocava in serie D". Certe parole ti fanno andare a mille e non sono più uscito di squadra. È importante entrare nella testa del giocatore»

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2016/2017
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12 Andata
Girone A

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