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Simone Marini, allenatore, Porto Rotondo
Battuti Stintino e Tonara: «Ci credevamo»

Porto Rotondo, che finale, Marini: «La spinta per la salvezza? I giudizi negativi dopo il ko con l'Uri. Ragazzi splendidi e sempre uniti nella difficoltà»

Un percorso a ostacoli durissimo e un finale esaltante col Porto Rotondo che festeggia la salvezza con due vittorie che ripagano sofferenze e bocconi amari mandati giù a forza. Prima il 3-1 con lo Stintino nello spareggio tra terzultime giocato sul neutro di Oristano e poi l'1-0 al Tonara nel playout in casa dei barbaricini. Dieci anni fa la retrocessione da matricola, questa volta i galluresi conservano la categoria contro il pronostico e lo scetticismo tornato su veemente dopo l'ultima di campionato con la sconfitta in casa contro l'Atletico Uri che costringeva i biancocelesti al doppio impegno. Il tecnico Simone Marini si gode il traguardo raggiunto e si toglie i primi sassolini dalle scarpe: «La spinta decisiva è stata nei diversi giudizi negativi che, dopo la gara contro l'Atletico Uri, abbiamo ricevuto da persone vicine e lontani da noi. L'abbiamo fatto anche per loro, con la voglia di dimostrare che erano giudizi irriconoscenti, poco obiettivi e ingiustificabili. Tutto ciò ci ha uniti ancora di più e, insieme a chi ci vuole bene, ai dirigenti e al presidente Setzi, quell'amaro in bocca dovevamo sputarlo fuori insieme con la rabbia accumulata. E a Tonara abbiamo provato gioia immensa, più forte e grande rispetto anche vittorie campionati precedenti».

 

Un finale di stagione intenso ma con il lieto fine

«Sin dai primi allenamenti dissi che questo campionato per noi sarebbe stato di lacrime e sangue, l'affrontavamo con lo stesso gruppo della Promozione senza un attaccante come Danilo Ruzzittu (passato all'Arzachena in Lega Pro, ndr). Salvarsi anche attraverso i playout era auspicabile perché c'era lo spettro della retrocessione. Il nostro cammino non è stato continuo, siamo partiti male, la prima vittoria è arrivata alla decima giornata e c'è stato un buon periodo con altre due vittorie, poi un altro rallentamento dove abbiamo raccolto meno perdendo punti per un peccato di inesperienza. Una grande sofferenza fino alla fine perché ci siamo resi conto della difficoltà della categoria ma c'era la convinzione nel riuscire a farcela. L'ultima volta il Porto Rotondo era subito risceso in Promozione, perciò la salvezza è una gioia fantastica. Il mio pensiero va allo Stintino e al Tonara, capisco l'amarezza di una retrocessione perché poteva capitare anche a noi e so cosa significa, auguro loro di rialzarsi perché se lo meritano e perché il calcio concede sempre un'altra possibilità di riscatto»

Come è stato affrontare, di fatto, due spareggi di fila?

«Paradossalmente, il fatto di dover disputare due gare non lo trovavo così negativo. Per noi sarebbe stato peggio giocare subito il playout dopo la sconfitta con l'Uri che arrivava dopo un filotto positivo. Chiaramente bisognava superare lo Stintino ma quel banco di prova ci ha dato una spinta importante. Così facendo abbiamo giocato una gara ufficiale mentre il Tonara era senza giocare da un mese. In queste settimane abbiamo lavorato bene, c'era voglia, fiducia e rabbia. Quand'ero giocatore e andavo nella tana del lupo, con gli avversari che ti aspettavano, mi dava una carica enorme. Sin dal riscaldamento ho visto che c'eravamo, memori della sconfitta per 2-0 in campionato dovevamo cambiare la storia. Abbiamo segnato presto, abbiamo spinto ancora, poi c'è stato il normale di ritorno del Tonara che ha avuto la chance del rigore, quel gol di vantaggio l'abbiamo difeso col cuore ed è andata bene. Pubblico corretto e avversari corretti»

Si è salvata la squadra che non ha cambiato tecnico

«Non guardo in casa d'altri ma in effetti San Teodoro, Tortolì, Stintino e Tonara avevano cambiato allenatore e anche organico. I risultati dicono che non è servito. Nel girone d'andata, dopo una serie di sconfitte, all'indomani di quella in casa col Bosa parlai col presidente e gli feci presente anche la soluzione di farmi da parte, per dare una scossa e uno stimolo in più ai giocatori che comunque erano stati dalla mia parte. In quel momento il presidente, con il quale ho un rapporto speciale e non ha la memoria corta come altri, mi ha detto di andare avanti e continuare con fiducia il lavoro che stavamo facendo. La gara dopo abbiamo perso ancora con la Nuorese, ma quel 3-2 con una quasi rimonta ci ha dato il là. Sapevo di allenare una squadra di ragazzi splendidi, nel calcio il gruppo fa la differenza e noi siamo stati sempre uniti anche nella difficoltà. Da giocatore mi sarebbe proprio piaciuto fare parte di un gruppo così, se dovessi far leggere i messaggi che mi hanno mandato i giocatori... Mi hanno gratificato enormemente. Le difficoltà ci sono state, lo sconforto pure, ci siamo sentiti anche soli ma, alla fine, il risultato finale è quello giusto, di una squadra costruita a chilometri zero, con l'unico "straniero" che è l'oschirese Budroni, con tanti giovani del nostro vivaio che sono stati decisivi. Di più non potevo chiedere»

Che Eccellenza ha ritrovato Marini e il Porto Rotondo?

«Io facevo ancora il calciatore quando retrocedemmo nel 2008-09 e ho avuto subito l'impressione di quanto fosse abbastanza difficile questo campionato, ci vogliono malizie che in Promozione non sono necessarie per ottenere un risultato positivo. In altre annate forse avremmo fatto meglio e aggiungo che, se dovessimo ricominciare adesso, faremmo senz'altro più punti. Nel ripartire occorre progettare bene il futuro, quando si fa questa categoria non si può improvvisare nulla, ci vogliono più persone, più presenza e maggiore collaborazione in modo che le difficoltà non pesino su poche persone che poi non possano reggerle. È  bello dire che il Porto Rotondo farà ancora l'Eccellenza, qualche intervento si può fare ma senza stravolgere nulla dell'attuale squadra»

Il matrimonio prosegue?

«Insieme ad Alessandro Caccia gestiamo il settore giovanile, perciò sarò sempre al campo ogni giorno. Stiamo ancora festeggiando, a noi sembra una cosa troppo bella, faremo ancora un allenamento e qualche cena, poi parleremo col presidente che è il punto di riferimento e non ci saranno problemi né in un senso o nell'altro. Se abbiamo ottenuto questo risultato il merito è dei ragazzi, dello staff con il preparatore atletico Graziano Rotelli, quello dei portieri Mauro Bertaglia e Giuseppa al Fortezza, il collaboratore tecnico Massimo Farana, il massaggiatore Renato Putzu, il segretario Marco Piemonte. Tutti loro hanno reso possibile il raggiungimento di questa salvezza»

La vittoria più bella?

«Quella di avere utilizzato tanti giovani del vivaio, almeno 14-15. Hanno fatto grandissime cose e speriamo di tenerli perché sono stati determinanti. A giocatori come Saggia e Bulla auguro un futuro importante dal punto di vista calcistico, così come Simone Piemonte o Matteo Cucca, un 2000 che ha giocato titolare a Tonara con una personalità impressionante. Sono tutti di alto livello, egoisticamente li vorrei ancora un anno con me ma è giusto che poi facciano la loro strada anche se l'Eccellenza non è poco»

Come è stato il confronto con i colleghi dell'Eccellenza?

«Ho instaurato degli ottimi rapporti e con alcuni ci incontravamo anche da avversari. Ho trovato un livello di preparazione molto più alto di quando ho fatto l'Eccellenza in altri anni, tutte squadre ben disposte in campo. Sono rimasto impressionato dall'organizzazione di gioco della Nuorese, si vede che Fraschetti è un allenatore di categoria superiore. Il Taloro di Marchi ha fatto grandissime cose, come noi aveva una squadra costruita a chilometro zero, così pure il Monastir di Manunza. Discorso a parte per il Muravera, aveva una squadra di giocatori forti e belli da vedere in campo, sono stati bravi a superare le critiche e hanno vinto meritatamente, ad un certo punto il campionato ha preso per loro una piega senza discussione. Loi ha fatto un gran lavoro»

I giocatori senior che più sono rimasti impressi?

«Giuseppe Meloni del Muravera senz'altro, col quale ho giocato insieme nel Calangianus quando lui era fuoriquota e già faceva la differenza. Ha segnato oltre 50 gol, numeri incredibili. Poi Marco Russu, l'esterno basso della Nuorese, che abbina qualità e quantità. Il Samassi, come complesso di squadra, aveva struttura fisica, talento ed esperienza, ti dava l'idea di grande stabilità di squadra»

E i giovani?

«Sicuramente i 2000 del Muravera, Coulibaly e Kujabi, sono ragazzi destinati a categoria superiori. Mi è piaciuto Mattia Palma della Nuorese, attaccante del '99 ma c'erano prospetti interessanti anche nel San Teodoro pur in una situazione difficile, Graziano Malatesta del 2000, che mi aveva già impressionato nella Dorgalese, è un attaccante sul quale bisognerebbe scommetterci, ha margini di miglioramento enormi. Poi è chiaro che ci metto i nostri giovani, sono rimasto impressionato dalla loro crescita e tante persone mi chiedono di loro. La politica del Porto Rotondo è quella di sfornare tanti ragazzi per potersi rigenerare in continuazione»

Allenare è un piacere, 

 

In questo articolo
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2018/2019
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Playout