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Francesco Loi: "Coi fidelizzati, la regola sui fuoriquota, avrebbe più senso"
Il tecnico del Lanusei, lancia la sua proposta

Francesco Loi: "Coi fidelizzati, la regola sui fuoriquota, avrebbe più senso"

C'era da aspettarselo. Il mondo del calcio dilettantistico è in subbuglio. La recente regola sull'obbligo della presenza in campo, per tutti i 90 minuti, dei giovani calciatori "fuoriquota" fa soffrire le dirigenze sarde. Se da un lato l'imposizione può rappresentare l'unica possibilità di intimare alle società di investire sul settore giovanile, dall'altro lato la situazione presta il fianco a una critica che non è del tutto infondata. Le diverse densità di popolamento che caratterizzano il tessuto abitativo della Sardegna ci pongono difronte a una considerazione. Il bacino di gioventù dal quale pescare il giocatore in quota non è lo stesso per tutte le società. E' innegabile che una squadra del cagliaritano, sassarese e olbiese abbia, in termini numerici, una possibilità più ampia di manovra nel reperire le nuove leve. Ma la regola vale per tutti. E se nel Sarcidano, nell'Anglona, nel Goceano o nel Sarrabus le società hanno difficoltà, per una reale mancanza di materiale umano, nelle zone più popolate il problema è meno sentito. Se poi quelle società dell'entroterra vedono messa in pericolo la loro ristretta "riserva di caccia" diventata mira di segnalatori e finti procuratori, il pericolo che il sistema imploda è dietro l'angolo. Francesco Loi, tecnico del Lanusei è seriamente preoccupato: "Esprimo il mio disappunto per ciò che si sta venendo a creare - esordisce l'ex portiere ogliastrino - siamo di fronte a una vera tratta dei fuoriquota".

La regola in vigore è frutto di una scelta democratica, unanimemente espressa dalle società, e concertata con gli organi federali. Per questo va accettata. Ma la malattia dei sardi "male unitos" non ha fatto uscire le reali esigenze delle società. O meglio chi avrebbe dovuto dare voce alle proprie istanze, non ha trovato proseliti. Non crede?

"Son d'accordo, ma vorrei pero focalizzare l'attenzione su un fatto. La mancata applicazione della norma su i fidelizzati ha creato una situazione per la quale l'effettiva valorizzazione dei frutti del settore giovanile non può essere perseguita fino in fondo"

Quindi lei dice che non la si sta perseguendo in quanto la possibilità di poter pescare il giovane, indistintamente da qualsiasi società, mette in seria difficoltà le piccole realtà calcistiche?

"Esattamente. Sopratutto quelle lontane dai grossi centri urbani, già penalizzate dalla regola stessa. Realtà localizzate che devono far fronte anche agli attacchi spregiudicati di personaggi non aventi titolo per intrattenere nessuna trattativa col giocatore, violando anche le più semplici regole di correttezza si improvvisano nel ruolo di procuratori dilettanti senza averne il titolo".

Lei a Lanusei, dove recita anche il ruolo di primo dirigente, cosa ha registrato?

"Nella società per la quale lavoro si stanno facendo grandi sacrifici. Tenere tutte le squadre giovanili nei campionati regionali giovanissimi allievi e juniores è difficilissimo. Diventa impossibile quando per raggiungere i numeri necessari ci si scontra contro la presenza di questi "avvoltoi" che senza alcuno scrupolo raccontano un sacco di fandonie ai ragazzi prospettando loro cambi di maglia quasi mai realizzabili. Molti lo fanno forse per l'appagare la loro vanità e guadagnare un minuto di popolarità, alcuni son tesserati Figc e andrebbero, a mio avviso, defferiti dalla Lega"

Immagino che anche l'atteggiamento delle squadre di serie D che, obbligate anche loro a schierare quattro fuori quota, troppo spesso dimenticano che un giocatore vincolato va prima trattato con la sua società di appartenenza. Si fidano così di intermediari non legittimati, approfittando anche della irresistibile brama del giovane giocatore di emergere a tutti costi. Dimenticano così che è la società ad avere ha il compito di informare il suo tesserato dell'interessamento di un'altra squadra. 

"Un tempo questa era la procedura. Questo purtroppo non accade più e si crea la situazione per la quale i ragazzi attratti dalla categoria superiore vengono prelevati in massa. Per poi magari essere relegati a un campionato juniores regionale o ancora peggio girati in eccellenza"

Dice che diventano merce di scambio?

"Esatto. Come è vero che noi con serenità abbiamo accettato questa regola e anche vero che in questo momento non si sta lavorando per tutelarne i fini. La valorizzazione del prodotto locale e la crescita del settore giovanile. Il calcio sardo ha diritto di esistere anche nei piccoli centri e nelle realtà più disagiate come ad esempio l'Ogliastra. Il diritto a partecipare ma sopratutto la possibilità materiale di farlo non può essere legato a degli obblighi eccessivi. Un piccolo quartiere cittadino ha gli abitanti di tutta l'Ogliastra. Gradirei arrivasse un segnale dalla Figc per aiutarci a vivere in pace la situazione e con spirito collaborativo".

A questo punto del mercato estivo, come siete messi coi fuoriquota?

"Noi ci proviamo a coinvolgere i giovani in un progetto serio e totalizzante. Spesso ci riusciamo, e le realtà Oglistrine sono ben conosciute. Ma deve essere chiaro che perdere un '95 a Lanusei o a Barisardo non equivale a perderlo a Selargius. Li le possibilità di rimpiazzarlo sono obiettivamente diverse. Proveremo a costruire inserendo in prima squadra il 96 e il 97, ma così facendo ci saranno grosse difficoltà nella gestione del settore giovanile"

Dispersione scolastica, lei crede che la regola possa incidere e alimentare questo fenomeno?

"Ne son sicuro. Vorremo capire ad esempio se come accadrà quest'anno, cinque '96 saranno in pianta stabile in prima squadra, con chi affronteranno il campionato gli allievi che giocano la domenica mattina? Lo stesso problema riguarderà la juniores almeno che un gruppo di otto tra 93/94/95 non riesca a giocare settanta partite. Perché tra coppa, campionato e giovanili questo è il numero di gare che andranno a giocare. E la scuola, i genitori, chi li sente? Non vorrei che il troppo impegno distolga definitivamente, i ragazzi, dal praticare il calcio. Sarebbe un autogol pesantissimo".

Ritorniamo al concetto fidelizzazione. L'atleta "di casa" potrebbe rappresentare la panacea di questo male?

"Spero si corra ai ripari per migliorare questa regola e per riportarla al suo valore di base cioè valorizzare prodotto locale e settore giovanile. Ma permettere anche ai centri minori di giocare in una categoria accettabile altrimenti sarebbe meglio portare la regola fino alla terza categoria così si annullano le differenze. Tutti potranno fare affidamento solo sulle proprie forze. Se in serie D e in eccellenza ci fosse l'obbligo di presentare in campo i fidelizzati, allora si che si vedrebbe il frutto del settore giovanile. Con le operazioni di rastrellamento a tappeto si va a cercare veramente solo il più bravo. E questo non fa parte della mia cultura sportiva". Antonello Lai

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2012/2013