«Quando indossi questa maglia fai parte di una famiglia»
Secchi, 11 anni d'amore e fedeltà al Taloro: «Gavoi la mia seconda casa, la porterò sempre nel cuore»
Una storia d'amore racchiusa in undici, indimenticabili capitoli. Giovanni Secchi lascia il Taloro dopo undici stagioni fatte di sudore, battaglie sul campo del Maristiai (prima in terra battuta e poi in erba sintetica), prendendosi le gioie incontenibili di certe vittorie e certi traguardi raggiunti (l'apice i playoff nazionali raggiunti nel 2021-22) e le ferite delle sconfitte affrontate sempre a testa alta.
Il centrocampista classe 1992, originario di Galtellì, spiega i motivi dell’addio dopo 4 giornate di campionato: «La decisione è arrivata per motivi legati principalmente al lavoro e alla famiglia. Ammetto che è stata una delle decisioni più difficili che abbia mai dovuto prendere, perché quando indossi questa maglia e vivi una realtà come quella di Gavoi, non stai semplicemente facendo parte di una squadra ma entri a far parte di una famiglia. In questi anni ho dato tutto me stesso per questa maglia, dentro e fuori dal campo, cercando sempre di onorare i colori che rappresentavo e di dare il massimo per la squadra, per la società e per tutto il paese. Proprio per questo motivo, arrivare ora a dover salutare è ancora più difficile. Ma, come sappiamo, tutto ha un inizio ed una fine».
La riconoscenza e la gratitudine verso il Taloro è parte del suo interpretare umilmente il calcio.
«Ci tengo a ringraziare innanzitutto la società, i miei attuali compagni e tutti coloro che in questi anni mi hanno fatto sentire parte di questa realtà. Ma soprattutto voglio ringraziare tutto il paese di Gavoi. Mi ha dato tantissimo, sotto ogni punto di vista, e porterò sempre con me le persone, i momenti e le emozioni vissute qui. Gavoi per me non sarà mai semplicemente il paese in cui ho giocato a calcio: è diventato una seconda casa, dove insieme abbiamo scritto pagine importanti di storia. Non è quindi un addio a Gavoi, perché certi legami vanno oltre il calcio, ma è semplicemente la fine di un capitolo che porterò sempre nel cuore».
Quali sono i momenti più belli che ti porti dietro in tutti questi 11 anni di Taloro?
«Tutti gli 11 campionati che ho vissuto hanno qualcosa di speciale, ognuno in modo diverso. Ma, ovviamente, quello più importante è il campionato in cui siamo arrivati ai playoff nazionali contro L’Aquila. E, in quella gara, mi sono preso una personale soddisfazione segnando il gol del pareggio proprio allo stadio Gran Sasso d'Italia»
Cos’ha di speciale il Taloro, capace di fare 27 campionati di Eccellenza di fila
«Indubbiamente una società con radici ben solide e tanta serietà, unite all’unione e alla collaborazione tra il paese e la squadra. Credo che il vero segreto sia proprio questo: mettere sempre, prima di tutto, il bene del Taloro»
C'è un podio personale dei compagni più forti hai avuto in tutti questi anni?
«Ho avuto la fortuna di giocare con tantissimi giocatori forti ma a Gavoi, se dovessi fare un podio tra tutti quelli coi quali mi sono trovato meglio in campo, allora scelgo Roberto Mele, storica bandiera e trascinatore della squadra, l’attuale capitano Andrea Delussu, il vice Filippo Littarru e Pierpaolo Falchi. Quattro giocatori fortissimi, campioni dentro e fuori dal campo»
Ma vedremo mai il Taloro conquistare la serie D?
«Ė stato il mio piccolo sogno nel cassetto e speravo tanto di poterlo realizzare quattro anni fa nella stagione dei playoff insieme con la dirigenza capitanata dal presidente Mathias Urru, con il quale ho un rapporto speciale. Purtroppo non ci siamo riusciti. In ogni caso per vincere un campionato non basta solo la squadra ma serve che tutte le componenti siano al posto giusto e al momento giusto. Spero davvero che nei prossimi anni il Taloro possa riuscirci»
