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Nicola Manunza, allenatore, Monastir
«Il sostituto? Dovrà essere motivato e sposare il progetto»

Monastir-Manunza, le strade si dividono dopo due anni, Carboni: «Ha fatto un ottimo lavoro mostrando grande professionalità e capacità tecnica»

Si dividono le strade tra il Monastir e il tecnico Nicola Manunza al termine di due ottime stagioni culminate entrambe con la salvezza. Sebbene in attesa ancora della definizione della classifica dell'Eccellenza per la stagione interrotta ad inizio marzo dall'emergenza sanitaria per il coronavirus, di sicuro il club del presidente Marco Carboni non vivrà sorprese particolari visto che, dopo 23 giornate, i biancocelesti avevano messo in cascina 28 punti - al nono posto insieme con l'Arbus - e con 5 lunghezze di vantaggio dalla zona playout.

Volendo probabilmente recuperare del tempo sulla programmazione per la prossima stagione, il club e il tecnico classe 1979 (il più giovane del massimo campionato regionale) hanno avuto un colloquio al termine del quale le due parti hanno convenuto di non proseguire l'avventura. Nessuna rottura, nessuno screzio, e non poteva essere diversamente visto che il Monastir, nell'estate del 2018, fece una scommessa (poi vinta) affidando la prima squadra all'ex giocatore di Olbia, Villacidrese, Budoni e Progetto Sant'Elia che arrivava dall'esperienza fatta negli Allievi della Futura Sales, e che lo stesso Manunza ha colto benissimo ripagando alla perfezione la fiducia con un decimo posto (insieme con l'Arbus a quota 38 punti dopo 32 gare giocate) e il già citato nono posto cristallizzato dallo stop per il Covid-19 con un organico costruito bene e nel rispetto di un budget tra i più bassi della categoria.

 

«Dispiace tantissimo dover interrompere un'avventura che, grazie al lavoro del nostro tecnico, ci ha regalato grandi soddisfazioni - dice il presidente Marco Carboni - Il nostro progetto non collima con le ambizioni che Nicola giustamente ha e, di comune accordo, abbiamo deciso la separazione. Lo ringraziamo tanto per l'ottimo lavoro svolto in questi due anni, ha mostrato una grande professionalità e un'enorme capacità tecnica rispetto anche ad allenatori molto più scafati di lui. Ci ha sorpreso ma, d'altronde, i risultati sono dalla sua, abbiamo fatto due stagioni senza affanni centrando ampiamente l'obiettivo e senza mai essere in zona playout. Non parlo di addio, magari sarà un arrivederci».

 

Sul profilo del prossimo tecnico del Monastir: «Dovrà essere carico e sposare il nostro progetto, ancora basato sui giovani e su calciatori senior motivati. Siamo una realtà dell'Eccellenza sarda, che si prepara per il sesto anno di fila al massimo campionato regionale, con un settore giovanile in crescita e con squadre presenti nei campionati elite, senza dimenticare che, di pari di passo, stiamo ottenendo ottimi risultati anche con il calcio a 5, in attesa di sapere se otterremo l'importante salto di categoria in serie A2». Il calcio, dal vertice alla base, dovrà fare i conti con gli effetti economici del coronavirus: «Il nostro budget, inevitabilmente, sarà il riflesso del momento di difficoltà che attraversa il paese. Le società dilettantistiche vivono della passione e dei contributi degli imprenditori-dirigenti e degli sponsor colpiti duramente dal punto di vista economico. Non solo il Monastir, ma tutte le società, sono consapevoli che ci avvieremo ad un'annata difficile, con una situazione economica pesante per tutti. Noi non mandiamo avanti la società con i soldi dei monopoli né facciamo promesse da marinaio ma comunque lavoreremo per avere una squadra all'altezza dell'Eccellenza».

 

Il presidente Carboni volge un attimo lo sguardo all'indietro per poi proiettarsi verso un futuro ancora con diverse incognite: «Credo che aver fermato il calcio, anche in anticipo con i provvedimenti presi dal governo sul territorio nazionale, sia stato ovviamente giusto per la tutela sanitaria di atleti, tecnici e dirigenti. Rimprovero solo il fatto che lo stop definitivo alla stagione sia arrivato in ritardo e che ciò stia compromettendo i tempi per programmare la prossima. Non ce l'ho ovviamente col nostro presidente del Comitato Regionale, Gianni Cadoni, che gerarchicamente può intervenire solo dopo chi sta al vertice del calcio dilettantistico. Sta però finendo la prima settimana di giugno e ancora non sappiamo che ne sarà della classifica, se faremo o meno un campionato di Eccellenza a 18 squadre con costi più elevati e turni infrasettimanali che mal si conciliano con i calciatori lavoratori e studenti».

C'è ancora aperto il discorso promozioni e retrocessioni: «Ho sempre detto che, facendo giustamente le promozioni, trovo incongruente non far retrocedere nessuno visto che se si sono giocati due terzi di campionato e si è prodotto una classifica ben delineata. Se si vuole tutelare chi ancora stava lottando per la salvezza, lo stesso discorso andrebbe fatto per le seconde delle categorie inferiori che erano in lotta per la prima posizione».

Un altro fronte caldo riguarda l'aspetto degli aiuti economici alle società sportive dilettantistiche: «Si leggono tante cifre da dare a fondo perduto ma in concreto si capisce ancora poco della portata di questi interventi per ogni singola realtà. Il presidente della Lnd Sibilia ha detto che i dilettanti ripartono dall'1 luglio ma ci vuole poco ad arrivare a quella data e lì si apre il tema delle iscrizioni, dei tesseramenti e delle visite di idoneità. Chi potrà realmente togliere subito i soldi per quelle uscite? Saranno evitate o dilazionate nel tempo? Spero che questi interrogativi verranno sciolti al più presto».

In questo articolo
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2019/2020