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Stefano Udassi, allenatore, Latte Dolce
«Non ci sono proclami da fare, parla sempre il campo»

Latte Dolce, Udassi alla terza: «Sono carico e motivato, serve fame di arrivare»

Dopo lo stop forzato per via di una pandemia che ha portato morte e stravolto la vita quotidiana delle persone, dopo una stagione interrotta bruscamente e dichiarata chiusa con 26 giornate disputate su 34 e dopo la conferma che allenerà il Latte Dolce per il terzo anno di fila, il tecnico Stefano Udassi riparte dall'interruzione per lanciare un ponte verso la prossima stagione: «L'1 marzo il Latte Dolce ha giocato la sua ultima partita sul campo, il percorso in campionato si è bruscamente interrotto quando ancora potevamo dire la nostra in prospettiva playoff ma quel che è certo, è che tutti avevamo e abbiamo una grande voglia di ricominciare a correre, sudare e giocare. Importante è ribadire che la nostra avventura nel campionato di serie D dovrà ripartire proprio da quella voglia dei ragazzi di scendere in campo, dall'entusiasmo della società e dei dirigenti che ne fanno parte, dallo staff che è sempre punto di riferimento importante. E sono orgoglioso che il percorso riparta, ancora una volta e per il terzo anno consecutivo, anche da me: sono carico e motivato, ringrazio la dirigenza della fiducia e sono pronto a lavorare a questo ulteriore sviluppo del progetto biancoceleste».

 

Mister Udassi vuole il massimo: «Non c'è presunzione, non c'è mai stata. C'è invece forte consapevolezza e c'è certamente la sana ambizione che porta ogni uomo di sport a voler fare del suo meglio, per fare il meglio per la squadra che guida in panchina e la società cui appartiene. Guardiamo al futuro, pensiamo senza assilli al mercato, sappiamo di poter contare su una solida base e su un vivaio che deve essere risorsa e punto di riferimento. I nostri giovani sono chiamati ad impegnarsi al top delle loro potenzialità, ma devono sapere che esiste la possibilità di avere una chance: motivazione e applicazione sono gli elementi che possono fare la differenza. La cultura del lavoro è ciò che premia. È ciò che vale. Vale anche e soprattutto per la prima squadra. Per affrontare il campionato di Interregionale serve fame. La fame di arrivare, quella che ti porta a giocartela sino alla fine per un risultato o un posto in campo: non ci sono gerarchie già scritte né partite scontate, c'è la forza del singolo che si esprime nel gruppo e c'è la necessità di non mollare mai, dal primo all'ultimo secondo di gioco».

 

La filosofia non cambia: «Chi sceglierà di fare parte del nostro progetto lo farà perché convinto dal progetto stesso: vogliamo tutti fare del nostro meglio, e per farlo dobbiamo essere affamati, lavorare duro e divertirci a giocare assieme. Sembrano tutte affermazioni scontate, ma non lo sono. Anzi. Non ho mai smesso di aggiornarmi e informarmi, di confrontarmi con staff e dirigenza, di parlare ai giocatori. Stiamo lavorando, in accordo con la società, per costruire un gruppo che possa avere le caratteristiche funzionali ad una crescita di squadra e progetto, equilibrio di fattori da trovare ma capace di fare bene. Non ci sono proclami da fare, a parlare è sempre e solo il campo. E non vedo personalmente l'ora di tornare a lavorare e giocare, sul campo».

In questo articolo
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2019/2020