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Fabio Argiolas, la freccia sarda conquista l'Ancona
«Che brividi far gol e festeggiare sotto la curva»

Fabio Argiolas, la freccia sarda conquista l'Ancona

Fuori dalla Sardegna ad inseguire il sogno del professionismo, una settimana di allenamenti con la Sangiustese e il no a quel contratto in Seconda Divisione. Fabio Argiolas, 27 anni, attaccante con un passato all’Atletico, Quartu 2000 e Selargius, gli ultimi due anni è nelle Marche prima con la Civitanovese, in serie D, e ora all’Ancona, cancellata quest’estate dalla serie B e ripartita dall’Eccellenza attraverso il Piano San Lazzaro ridenominato Us Ancona 1905. Progetti ambiziosi, come quelli di Fabio. Il professionismo da riconquistare al più presto, con Argiolas trascinatore: 6 gol in 9 partite, tutti fatti nelle ultime 5 gare; squadra imbattuta (7 vittorie e tre pareggi) e secondo posto a due punti dalla capolista Elpidiense.

Fabio, partiamo dal 2008/09. Col Selargius, in Eccellenza, una stagione in crescendo: arrivate quinti in campionato, poi esplodete nei playoff e conquistate la serie D. Cosa aveva di speciale quella squadra?

«Eravamo tutti giocatori di categoria superiore, compreso il mister Virgilio Perra e il preparatore atletico Fabrizio Frediani a cui devo un ringraziamento particolare per il mio recupero dopo l'infortunio alla spalla di metà stagione.Ma la cosa che ci ha permesso di vincere è stato un gruppo molto unito, eravamo amici prima che compagni»

 

Nella finale contribuisci ad abbattere la Civitanovese, che resta stregata. Nel frattempo però arriva la chiamata della Sangiustese in Seconda Divisione

«Sì è vero, mi ha contattato la Sangiustese e la voglia di andare a giocare nei professionisti era tanta. Vado lì, faccio una settimana di ritiro, nel frattempo mi cerca la Civitanovese ed in particolare il mister Osvaldo Jaconi (il tecnico del miracolo Castel di Sangro, ndr) e, dopo aver rifiutato il contratto che mi aveva offerto la Sangiustese, accetto di andare a Civitanova»

 

La Civitanovese viene ripescata in serie D, finite al 5° posto e fate i playoff. Tu segni in tutto 6 gol, che anno è stato per te?

«Non facile, perché per la prima volta giocavo fuori casa. Però ero stregato dalla tifoseria rossoblù che mi ha sempre dimostrato tanto affetto, 4000 persone ogni domenica in casa. Bellissimo, anche se ho giocato poco perché Jaconi preferiva scendere in campo con due attaccanti molto fisici»

 

Ora sei nell’Us Ancona 1905 , si dice che il vostro presidente voglia acquisire il titolo sportivo dell’AC Ancona per non disperdere il patrimonio di 105 anni di storia della vecchia società

«La trattativa non è stata definita ancora per questioni burocratiche però lo staff è lo stesso che c’era in serie B fino allo scorso giugno. L'obiettivo qui non è solo andare in serie D... Perciò siamo obbligati a vincere il campionato. Ora siamo secondi a due punti dalla vetta, miglior attacco e miglior difesa ma qualcuno storce il naso. In ogni caso sapevamo a cosa si andava incontro in questa stagione»

 

Non sei mai stato un bomber da doppia cifra, quest’anno però hai già segnato 6 gol in 9 partite. A cosa devi questa esplosione?

«Sicuramente al modo di giocare più offensivo, dopo che nell'anno della promozione col Selargius sono stato schierato in attacco e non in fascia a centrocampo come gli anni prima»

 

Com’è la tifoseria ad Ancona? E con tutti quei gol che hai già fatto immagino sarai un loro beniamino

«La tifoseria è molto molto calda, ci seguono almeno in 5000 in casa e 2000 in trasferta. Si fanno sentire perché vogliono riprendere ciò che hanno perso quest'estate, poi stiamo andando molto bene quindi danno sempre di più. Per me fare gol sotto la “curva” mette i brividi!»

 

Come passi il tempo ad Ancona e quanto senti la mancanza della Sardegna?

«Non vivo ad Ancona, sono rimasto a Civitanova a mezz'ora di macchina. Però Ancona è una bella città di mare e questo mi aiuta a farmi sentire meno la lontananza da Cagliari. Della Sardegna mi manca tutto, specialmente gli amici e la famiglia. Ora vivo quest'esperienza poi ritornerò sicuramente»

 

Come tieni i contatti con la famiglia e gli amici sardi?

«Mi sento sempre per telefono e poi con gli amici scherzo spesso su facebook»

 

Se ti dovessi descrivere come giocatore a chi ti sentiresti di assomigliare tra quelli più famosi?

«Non lo so, penso a tutti quei giocatori veloci e rapidi sullo stretto perché sono le mie caratteristiche»

 

Torniamo alla carriera sarda, le tue tappe sono state Atletico (2000-03), Quartu 2000 (2003-07) e Selargius (2007-09). C’è un qualcosa di particolare che ti lega a ciascuna di queste esperienze?

«Mi sono trovato benissimo in tutte le squadre dove ho giocato, però l'anno al Quartu 2000 con Massimiliano Pani allenatore (2006/07, ndr) mi ha lasciato tanti bei ricordi. Una squadra fatta di grandi giocatori e amici come Chessa, Picciau, Serra, Dessì, Pilleri, Piludu e Ibba. Vinse il Tavolara ma noi arrivammo quarti dietro Budoni e Castelsardo, e Ibba fu capocannoniere con 24 gol»

 

Altri amici nel mondo del calcio?

«Tanti, però oltre a quelli già citati prima ci sarebbero da aggiungere Cadeddu, Farci, Nuvoli, Porcu e Porceddu»

 

Segui sempre le vicissitudini del Selargius?

«Sì, soprattutto quando chiamo i miei ex compagni per sapere come stanno e come è andata la partita. Però del Selargius in sé non mi interessa più di tanto perché chi comandava non si è comportato bene nei miei confronti»

 

I tuoi mister sono stati sempre di valore: Virgilio Perra è a Selargius, Paolo Busanca al Sanluri, Max Pani sta risollevando il Sant’Elia. Cosa ti hanno dato e come ti hanno migliorato?

«Sono grato a tutti quanti ho avuto come allenatore, in particolar modo a Enzo Zottoli, che mi seguiva nelle giovanili del Cagliari. Poi a Perra che mi ha lanciato nell'Atletico Elmas e che poi ho ritrovato a Selargius, e a Pani perché mi ha dato tantissimo. Con lui ho avuto la fortuna di essere stato compagno di squadra, era incredibile per le giocate che faceva, e come mister è un grande»

 

Ogni quanto torni a Cagliari e, soprattutto, quando pensi di rientrare a giocare in Sardegna?

«L'anno scorso tornavo una volta al mese, ora diciamo ogni tre. Non so quando tornerò a giocare in Sardegna perché non si sa mai come vanno le cose, soprattutto nel calcio, però spero di tornare presto»

Fabio Salis

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2010/2011
Tags:
Intervista
Quartu 2000
Selargius