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Alessandro Crisci, allenatore, Ovodda
«A Cagliari col Pirri c'era metà paese, 5 mesi pazzeschi»

Ovodda, Crisci e l'impresa salvezza: «Abbiamo fatto qualcosa di strepitoso»

Cinque mesi in apnea, venti gare ad inseguire le avversarie partendo dall'ultima posizione con una squadra da ricostruire cammin facendo e che, nel finale, ha pure perso dei pezzi per strada. Quella fatta da Alessandro Crisci alla guida dell'Ovodda è un'autentica impresa che arricchisce la carriera di un tecnico preparato, scrupoloso e pronto a buttarsi in avventure complicate visto che, ad inizio stagione, aveva provato per poche settimane ad allenare il Tuttavista, sempre in Promozione, salvo poi traslocare di girone a metà dicembre per cercare di risollevare i granata dal basso dell'ultimo posto con appena 6 punti. 

Il primo obiettivo era quello di lasciarsi alle spalle tre avversarie per entrare in zona playout, a tre giornate dal termine Tonara, Baunese e Freccia Mogoro erano staccate di sei-otto punti, coi granata al fianco del Pirri a quota 29 e il Cannonau Jerzu - e quindi la salvezza diretta - ad appena un punto. Il ko di misura col Cus e quello successivo in casa contro gli ogliastrini nello scontro diretto hanno portato i barbaricini a giocarsi la permanenza in categoria col Pirri e con l'obbligo di vincere almeno una delle due gare dei playout. All'andata è finita 1-1, a Cagliari lo 0-0 bocciava l'Ovodda fino alla prodezza di Gabriele Vacca all'89'. Un epilogo dolcissimo, condiviso coi tanti tifosi granata al seguito della squadra.

«Ė stata una doppia sfida davvero molto intensa - ricorda mister Crisci - e a dire la verità ci aspettavamo di dover conquistare la salvezza passando dai playout, anche perché, nonostante tutti i nostri tentativi, non siamo riusciti a rientrare in corsa per la salvezza diretta. Nelle sfide contro Cus e Cannonau Jerzu abbiamo creato una quantità incredibile di palle-gol, ma con due mezzi tiri in porta i nostri avversari hanno segnato due reti. Dunque, per come si erano messe le cose, eravamo ormai rassegnati a dover giocare per altri 180'. E io credo che nemmeno il Pirri, alla luce di tutto quello che ha messo in mostra quest'anno, si meritasse la retrocessione».

Il tecnico evidenzia le difficoltà affrontate.
«Sono state due partite molto tese e noi ci siamo arrivati con gli elementi contati, ma del resto ci troviamo ad affrontare queste problematiche ormai già da diversi mesi, e non è stato facile. A sette giornate dal termine, in più, la società ha deciso di mettere fuori rosa tre giocatori, a cui si aggiungono i problemi di salute che hanno riguardato un altro ragazzo. Nel finale di stagione si è stirato anche Lai, e dunque ho dovuto puntare tutto sui ragazzi meravigliosi che avevo a disposizione; del resto non avevo altre soluzioni, perché a Ovodda non c'è la Juniores».

Già nel match dell'andata l'Ovodda ha avuto la possibilità di vincere

«Potevamo chiudere il discorso dopo i primi 90', considerando che abbiamo creato tantissime occasioni, tra cui un calcio di rigore fallito, ma la stessa cosa vale per i nostri avversari, che hanno avuto una ghiottissima occasione a fine partita. Quando crei così tanto e subisci il gol su calcio di punizione, rimane un pizzico di amaro in bocca, ma a guardare bene le cose stavamo addirittura rischiando di perdere; e sarebbe stata una beffa».

Nella sfida del ritorno, l'Ovodda è sceso in campo con il coltello tra i denti.
«Abbiamo avuto un pizzico di fortuna dalla nostra parte e siamo stati bravi a crederci sino alla fine: io non sono mai retrocesso, non ho mai perso un playout e devo ammettere che alla vigilia di questo doppio confronto con il Calcio Pirri ero tutto sommato molto sereno».

Mister Crisci svela un aneddoto curioso.
«Abbiamo vissuto emozioni enormi, sin dal nostro arrivo al campo, alle 14. I cancelli erano ancora chiusi ma un dirigente ci ha messo al corrente del fatto che nei parcheggi c'era metà Ovodda, e stiamo parlando di un paesino di 1500 abitanti, di cui 500 erano al seguito della squadra, con pullman e macchine. Ho chiamato i miei ragazzi e siamo andati a salutare la gente che era lì per noi, per assistere alla gara: l'unica cosa che ho potuto garantire è che i miei ragazzi avrebbero dato il massimo».

Il tecnico è riuscito a toccare le corde giuste del suo gruppo.
«Ho detto a tutti che non sarebbe stato il giorno della gloria personale né degli individualismi e che avremmo dovuto giocare una partita per una comunità intera; quindi non si poteva retrocedere nella maniera più assoluta. Ed è stato come in un film: nel finale entra un classe 2009, Gabriele Vacca, cresciuto in maniera esponenziale in tutto questo tempo; e io me lo ripetevo già da un po' che questo ragazzino ci avrebbe regalato la salvezza. Vede la porta in maniera incredibile e ci aveva già fatto vedere di cosa era capace: prima di mandarlo in campo gli ho detto di continuare semplicemente a giocare come faceva durante gli allenamenti, senza pensare ad altro, né al paese, né alla pressione, perché il rischio, altrimenti, è quello di rimanere bloccato. Ė entrato con la mente libera e con la sfrontatezza tipica dei giovani: ha realizzato davvero un gran gol e ci ha regalato una gioia immensa. Per quanto mi riguarda, è la prima volta che mi sono goduto la festa in questo modo, perché in passato, dopo che centravo l'obiettivo, lasciavo poco spazio per tutto il resto, Invece, a questo giro, mi sono seduto in panchina e mi sono goduto i ragazzi che si davano alla pazza gioia assieme al pubblico. Poi la sera, tornati in paese, abbiamo vissuto qualcosa di meraviglioso: il giusto tributo a dei ragazzi eccezionali che, anche nei momenti più difficili e delicati, sono sempre venuti al campo per lavorare al massimo delle loro possibilità. Molti di loro arrivavano dagli Allievi Provinciali, altri da categorie inferiori, e io ho sempre schierato una formazione con minimo 5-6 fuoriquota in campo, spesso anche con 7. Si tratta del giusto premio per una rosa di ragazzi che non meritavano assolutamente la retrocessione».

Il tecnico ripercorre i cinque mesi alla guida dei granata.
«Sono arrivato a Ovodda a metà dicembre quando mancavano solo due partite per chiudere con il girone di andata. La squadra aveva soltanto sei punti in classifica ed eravamo distanziati in maniera pazzesca dalle nostre concorrenti dirette nella corsa alla salvezza, con la rosa ridotta ai minimi termini. Molti giocatori erano andati via assieme al mister che c'era nella prima parte della stagione e ho incominciato a lavorare con una rosa composta da 13 elementi. Mi ricordo benissimo da dove siamo partiti, il progetto è stato tirato su mese per mese e non è stato facile trovare dei giocatori che volessero venire a giocare da noi, anche perché c'era un po' di diffidenza, ma mi sono messo alla ricerca di tutti i profili che potevano fare al caso nostro». 

Il rapporto tra il tecnico e la dirigenza è stato ottimo.

«Con la dirigenza mi sono trovato benissimo, ci hanno garantito tutto il loro supporto per disputare al meglio una stagione molto intensa, costellata di delusioni e grandi emozioni: sono stati cinque mesi vissuti con il piede sempre pigiato sul pedale dell'acceleratore. Certo, quando la posta in palio è così alta, devi mettere in conto che ci possa essere anche un pizzico di tensione e delle incomprensioni, ma la cosa più importante è mantenere aperto il dialogo. C'è sempre stata massima stima e massima pazienza da entrambe le parti. 

Il futuro all'Ovodda è tutto da scrivere. 

«Non ci siamo ancora sentiti, ma la cosa più importante è pianificare e fare tutte le cose per bene, anche se bisogna ricordarsi che non sempre si riesce a salvare una stagione in questo modo. Io credo che l'Ovodda, quest'anno, abbia rappresentato una delle più belle realtà nel panorama del calcio dilettantistico sardo, assieme alla Nuorese e al Monastir; noi seguiamo a ruota, per tutto quello che è successo, per come siamo partiti, per le difficoltà che abbiamo incontrato, per tutti gli infortuni, per il fatto che nelle ultime partite ci siamo trovati con gli uomini contati. Ė stata una cosa pazzesca».

La chiusura è riservata alle dediche
«Dedico questa salvezza ai giocatori e al paese, che è stato veramente encomiabile; il discorso vale per la dirigenza e per tutta la gente che non ha mai smesso di regalarci il proprio affetto. Parliamo di una squadra di un paese di 1400 abitanti che corre in Promozione e, insieme alle due squadre di Macomer e al Buddusò, siamo le uniche squadre della zona: da Ghilarza ad Olbia non c'è una sola compagine in questa categoria. L'Ovodda ha messo in piedi un vero e proprio miracolo sportivo, credo nel duro lavoro, e noi abbiamo fatto qualcosa di strepitoso».
 

In questo articolo
Squadre:
Allenatori:
Campionato:
Stagione:
2025/2026
Tags:
Promozione
Girone A