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Pierluigi Scotto, allenatore, Sorso 1930
«Smarrita l'identità ma sempre uniti tra società, staff e giocatori»

Il Sorso dà un calcio alla crisi, Scotto: «Settimana da incubo, battere il Muravera così è stato un miracolo. In casa ora siamo meno leziosi e più combattivi»

Il Sorso c'è, non è sparito e si ricandida per un ruolo da protagonista in Eccellenza in questo girone di ritorno. La squadra di Pierluigi Scotto, domenica scorsa contro il Muravera, ha dato un bel segnale di ripresa quando, sotto di un gol (rete di Nieddu) e di un uomo (espulso Caddeo), con orgoglio e decisione ha raddrizzato la gara nell'ultimo quarto d'ora di partita con il rigore procurato e messo a segno da Pulina e con il colpo di testa di Gutierrez. «Domenica abbiamo capito che nel nostro campo un certo tipo di calcio non si può fare - dice il tecnico sassarese - ci vuole grande cuore e determinazione più che le giocate lineari. In questo periodo il terreno de "La Piramide" è insidioso, col Muravera siamo stati bravi a capire che dovevamo metterci grande grinta e aumentare l'aspetto agonistico». Eppure sembrava che i biancocelesti stessero conoscendo la terza sconfitta di fila. «Stava andando tutto storto, abbiamo iniziato la gara molto contratti per l'aspetto psicologico, venivamo da due sconfitte e il pari con il Valledoria. Poi l'espulsione di Caddeo dopo 28' e il gol di testa di Nieddu su una palla inattiva dove noi siamo bravi. La squadra poteva abbattersi, invece l'essere rimasti in dieci ha fatto scattare qualcosa, favoriti dal fatto che abbiamo tenuto sempre lo stesso atteggiamento tattico, con i due attaccanti ma facendo solo finta che ci mancasse il trequartista come contro la Torres all'andata. Neanche dopo il gol preso ho visto scoramento, negli occhi dei ragazzi c'era quella voglia di ribattere colpo su colpo agli avversari. Abbiamo spinto fino alla fine contro un grande Muravera, che ha giocatori importanti in tutti i reparti. La nostra vittoria dimostra che siamo una buona squadra ma dobbiamo continuare a battagliare, la cosa che mi è piaciuta di più è che abbiamo capito che in casa bisogna essere meno leziosi e più combattivi».

 

La vittoria è arrivata al termine di una settimana complicata. «Ho potuto fare la formazione solo alle 13.50, grazie all'intervento dei fisioterapisti, Ugo D'Alessandro dello Studio Beta e Mario Dettori, che mi hanno permesso di mettere in campo Delogu, Falchi, Ruggiu, Mirko Delrio e Cacace. Tutt'e cinque non avevano svolto un allenamento col gruppo, avevamo fuori per squalifica Cocco, Derudas e Altea. La settimana è stata un incubo, con tre grandi soltanto a pieno regime, abbiamo fatto un miracolo». Scotto ripercorre le fasi della crisi di una squadra che, alla 13esima giornata, aveva conquistato la vetta con la vittoria a Monastir: «Ad inizio dicembre siamo stati primi in classifica meritatamente, giocando un buon calcio, così come contro lo Stintino dove si poteva vincere e anche perdere, noi forse un pochino meglio sul piano del gioco e loro con più occasioni nitide da gol. Anche se quel pari ha portato il Castiadas a fare il sorpasso in testa eravamo in salute, invece col Valledoria in casa abbiamo staccato la spina in un momento in cui per la prima volta avevamo due squalificati (Cocco e Ivn Delrio, ndr) e non abbiamo reagito in maniera maschia e giusta facendoci prendere dalla gara che si era incalanata in modo strano e conclusa con l'episodio del rigore sbagliato nel recupero che non ci ha permesso di vincere. Da lì si è rotto un qualcosa perché col Calangianus, nell'antivigilia di Natale, ci siamo fatti veramente male, nei primi 20' eravamo in vantaggio e abbiamo sbagliato il secondo rigore, amplificando le nostre difficoltà oltre al fatto che 4-5 giocatori non stavano bene per il continuo cambio di superficie al punto che, tuttora, non sappiamo se possiamo allenarci a La Piramide, in erba naturale, o al Madau, in terra battuta, o a Tergu in sintetico. Non sono scuse perché potevamo fare meglio ma tutto questi problemi si accavallano e portano via tranquillità e fanno perdere le certezze al gruppo. Siamo rimasti uniti ma non riuscivamo a reagire, dopo la sosta a Uri abbiamo preso un gol stupido all'inizio che ci ha condizionato molto e lì stava entrando una crisi di identità perché non riuscivamo a capire cosa ci stesse accadendo». E, come spesso accade, la ricetta e una sola: «Lavorare, lavorare, lavorare, gestendo la situazione coi guanti nel centellinare l'utilizzo dei giocatori. Il tutto con l'aiuto e il sostegno di una società forte e unita. Posso dire che siamo un grande gruppo che, pur trovandosi in un momento particolare, è rimasto molto unito. Poi c'è un grande staff che ha lavorato come dannati per ricompattare l'ambiente. A Sorso non è facile, si pretendono cose che non si possono fare in pochi mesi con una squadra costruita quasi al 100% nuova visto che sono rimasti solo Cacace e Altea. Sapevamo che c'era un prezzo da pagare a tutto questo altrimenti devi spendere tantissimo per essere superiori a tutti, noi invece non lo siamo mai stati, probabilmente abbiamo illuso i tifosi con il primo posto e un po' forse ci credevamo anche».

 

L'ex allenatore del Castiadas tocca un aspetto preciso delle squadre che sanno primeggiare in Eccellenza: «Devi essere a posto al 100% e avere quegli anticorpi che ti fanno superare i momenti di difficoltà tipici dei gruppi già collaudati e che hanno un vissuto. Noi a dicembre avevamo sulla carta due partite facili in casa e, fino a quel momento, non sapevamo cosa volesse dire perdere due partite di fila. Ora lo zoccolo duro si sta creando». Per chi pensa che una "crisi" anticipata di qualche settimana avrebbe cambiato il mercato di dicembre mister Scotto risponde così: «Noi avevamo individuato già a novembre che andavano aggiunti due "grandi" e un "fuoriquota", la società ha provato a portar dentro i giocatori con le caratteristiche che servivano a noi, un centrocampista muscolare come poteva essere Masala del Latte Dolce, un attaccante esterno mancino e un giovane per dare una alternativa a Delogu. Non li abbiamo trovati e prendere per prendere non abbiamo fatto movimenti, anzi nelle rotazioni è poi mancato un attaccante centrale che è andato via. Io dico sempre che se il mercato di giugno lo determini tu, e non sempre indovini tutto, quello di dicembre invece lo fai con le opportunità. I 4 giocatori importanti usciti dal Tortoli sono andati da noi, Samassi Torres e Castiadas, per il resto poca roba. Questo è un campionato tosto e fisico, per stare lassù e conquistare i playoff devi essere completo. Intanto per essere una squadra nuova siamo secondi in classifica e non è poco».

 

Il Sorso è atteso alla conferma in un campo difficile e contro un avversario come il Guspini che anche in casa del Castiadas ha confermato il suo ottimo momento di forma. «Saremo senza una prima punta come Falchi e senza un centrocampista come Ruggiu che aveva recuperato dal problema alla caviglia, sarà squalificato anche Caddeo, tre giocatori importanti. Sappiamo benissimo di giocare in un campo difficile, sia come terreno che per l'avversario composto da giocatori di livello come Viani, Corona, Marci, Ezeadi, Lai e da giovani bravi. Sono allenati da un tecnico che stimo molto come Marco Piras, le sue squadre sono organizzate e preparate sotto l'aspetto agonistico perché riesce a far dare tutto dai suoi giocatori. Oramai le gare non sono né facili e né difficili ma ci sono punti importanti da conquistare».

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2017/2018
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