Salta al contenuto principale
Davide Boncore, allenatore, Alcamo
«Col Castiadas parlai in estate e li ringrazio, dalla Torres nessuna chiamata»

Davide Boncore riparte dall'Alcamo: «La Sardegna mi è rimasta dentro ma sono a casa e in una piazza storica del calcio siciliano»

A poco più di un anno dall'ultima partita sulla panchina del Tergu, Davide Boncore ritrova il campo e una società di Eccellenza: Non in Sardegna ma nella sua Sicilia, ad Alcamo, ad un'ora di macchina da Villagrazia di Carini, frazione di Carini che è comune della città metropolitana di Palermo, dove vive con la moglie e i due figli. Una soluzione perfetta per chi ha aspettato di poter essere scelto da qualche club sardo. «In estate ho parlato con un dirigente del Castiadas che mi aveva chiesto la disponibilità ad allenare la squadra biancoverde, poi hanno scelto un bravo mister come Sebastiano Pinna e io non posso che ringraziare comunque la società sarrabese. Quando un mese fa la Torres ha cambiato tecnico ed è circolato il mio nome, mi chiamavano da Sassari per sapere se stessero scegliendo me ma, onestamente, nessuno dirigente mi ha mai contattato. Non nego che mi avrebbe fatto un enorme piacere guidare la Torres, che è stata la mia prima società quando decisi di fare l'esperienza in Sardegna nel 2010, in rossoblù sono stato poi allenatore della Berretti negli anni in Lega Pro e nello staff tecnico di Vincenzo Cosco, un tecnico cui devo molto per quanto mi ha dato dal lato umano e professionale. Ma sono ora felicissimo della chiamata dell'Alcamo, una piazza storica del calcio siciliano con una decina di partecipazioni in serie C e serie D, una delle migliori della Sicilia. In bianconero sono passati fior di allenatori come Boscaglia (ex Trapani, Novara e Brescia, ndr), Perrone, Mangiapane, il padre di Benedetto che lo scorso anno giocò nella Torres».

 

Con l'Alcamo vi siete sfiorati anche un mese fa 

«È vero, mi chiamò il diesse Gigi Prestigiacomo ma non se ne fece nulla perché rientrarono i problemi col mister precedente. Dopo la sconfitta di domenica scorsa ci sono state le dimissioni del tecnico e lunedì mattina ho ricevuto la chiamata dell'Alcamo proprio mentre valutavo la possibilità di fare il secondo in una squadra di Lega Pro. Hanno voluto che aprissi il discorso con loro reputandomi la persona adatta per guidare l'Alcamo. Ho accettato e ora sono carico per questa nuova avventura. È la mia prima esperienza in Sicilia, molto stimolante perché mi permette di stare con la famiglia e di vivere la casa che abbiamo costruito a Villagrazia di Carini. La Sardegna mi è rimasta dentro ma si fanno delle scelte, si è fermato il lavoro e ora voglio puntare tutto su me stesso, sono 30 anni che faccio calcio ed è il mio mondo. Non si sa mai cosa riserverà il futuro ma voglio crescere come allenatore e qui ci sono le condizioni per farlo»

C'è anche una questione affettiva, ad Alcamo è come un ritorno a casa

«Sì verissimo. In bianconero ho giocato tre anni vincendo una Coppa Italia di Eccellenza regionale, perdendo una finale playoff nazionale col Tivoli e poi vincendola finalmente nel 2003-04 contro i calabresi del Boca Pellaro con un gol mio da centrocampo nell'1-1 dell'andata mentre il 2-0 del ritorno ci diede la promozione in serie D. In quella società c'era come dirigente Leonardo Duca che ora fa il team manager. Da quando è stata ufficializzata la mia nomina ho ricevuto tante chiamate da tifosi bianconeri che mi hanno stimato come giocatore e capitano, a me piacerebbe ricreare l'euforia che c'era ad Alcamo quando giocavo io e al campo andavano sempre 3-4mila tifosi e ci seguivano anche in trasferta»

Com'è stato l'approccio con la squadra?

«Più che positivo, ho trovato dei ragazzi disponibilissimi, c'è molta partecipazione negli allenamenti e tutti ci stanno mettendo subito l'intensità che voglio io. Nel gruppo ci sono diversi giovani e sono molto validi»

L'Alcamo è attualmente a centroclassifica con 15 punti in 10 giornate, a due lunghezze dai playoff ma anche dai playout 

«Il girone A è molto equilibrato, non c'è un'ammazza-campionato ma il livello è molto buono. Ci sono piazze come Marsala e Licata, che conosco bene avendoci giocato, che hanno speso per salire in serie D ma anche Mazara e Canicattì che lotteranno fino alla fine insieme con la sorpresa Dattilo. Noi dobbiamo pensare principalmente a staccarci dalle zone pericolose a partire dalla prossima gara contro il Casteldaccia, che è ultimo in classifica ma affamato di punti, l'affronteremo con diverse assenze ma con la voglia di tornare a festeggiare i tre punti»

Cosa ha lasciato l'esperienza di un anno e mezzo quasi col Tergu?

«Ne sono uscito più forte di prima, sono rimasto fermo per volontà mia e ho avuto modo di riflettere su tante cose. Le dimissioni probabilmente non le avrei dovute dare perché la squadra mi seguiva in tutto e per tutto. A lungo andare non era una situazione duratura perché c'era una mancanza di rispetto dei ruoli in chi doveva fare filtro tra la squadra e la società e non l'ha fatto. Ma avrei dovuto completare il campionato, avevo dato subito un equilibrio alla squadra che per me poteva centrare benissimo i playoff»

Hai giocato nell'Eccellenza in entrambe le regioni, hai allenato in Sardegna e ora in Sicilia, quali sono le differenze?

«C'è maggiore competitività e numeri diversi, basti pensare che ci sono solo due fuoriquota obbligatori, un '98 e un '99, e ci sono due gironi di Eccellenza. Anche nelle squadre di bassa classifica trovi chi fa doppi allenamenti e comunque sempre al pomeriggio, si creano quegli impegni che più spesso si hanno in serie D»

In questo articolo
Campionato:
Stagione:
2017/2018