«La retrocessione è stata una botta ma ci è servita molto»
L'Himalaya torna subito in Prima, Idda: «Vincenti e imbattuti, ci siamo riscattati, stagione emozionante»
Una discesa con immediata risalita. In un anno l'Himalaya ha conosciuto l'amarezza per la retrocessione dalla Prima e la grande gioia della vittoria in Seconda categoria. Il club cagliaritano rimette subito le cose al suo posto e lo fa con il contributo del tecnico Maurizio Idda rimasto in panchina per riscattare la precedente stagione vincendo un duello aspro, combattuto con La Salle e Atletico Settimo
«Ora sono decisamente più rilassato, per fortuna le cose ci sono andate bene domenica – dichiara mister Maurizio Idda – ma c'è subito da dire che, ovviamente, le motivazioni tra le due compagini in campo erano diverse, e dunque anche la cattiveria agonistica, come è normale che sia: loro erano già salvi, a noi non restava altro da fare, invece, che chiudere il libro scrivendo il capitolo finale, cosa che è stata fatta nel migliore dei modi. La Jupiter se l'è giocata a viso aperto e a me non piace ricevere regali in questo senso: sono stati onesti, bisogna ammetterlo, e ne approfitto per fare loro i miei complimenti: hanno disputato una bella stagione, si sono rivelati davvero una bella squadra».
L'Himalaya ha dovuto lottare sino all'ultima giornata per mettere le mani sul titolo di campione.
«Si, ce la siamo dovuta sudare, ma credo di poter dire che ce la siamo anche meritata: siamo sempre stati consapevoli che non sarebbe stata una passeggiata, che non sarebbe stato facile, ma se su 26 partite siamo riusciti a vincerne 21 e a pareggiarne 5, senza incassare nemmeno una sconfitta, questo significa che comunque abbiamo fatto un cammino lineare. La nostra stagione è stata molto emozionante: ci siamo trovati al primo posto per diverse giornate ma, allo stesso tempo, ci è anche capitato di dover inseguire. Dobbiamo fare i complimenti a tutte le squadre che hanno provato a conquistare la vittoria sino alla fine, perché davvero non hanno mai mollato. I numeri, per il resto, raccontano della forza messa in evidenza dall'Himalaya: abbiamo chiuso con la miglior difesa e vincere all'ultimo ha reso le cose ancora più belle, forse più per i tifosi che per noi che abbiamo vissuto la tensione sulla nostra pelle».
Mister Idda tira le somme.
«La botta presa l'anno scorso ci è servita molto e parlo per me e per il presidente Gian Lorenzo Zedda: quello che ci lega, oltre ad un grandissimo rapporto d'amicizia, è la passione che condividiamo per questo sport e per questo progetto. Abbiamo capito cosa ci sarebbe servito quest'anno per cercare di vincere il campionato, così abbiamo puntato forte su un mix tra i ragazzi che sono rimasti con noi dopo la stagione precedente, e che avevano tanta voglia di riscatto, e diversi innesti di elementi piuttosto giovani. Anche io avevo grande voglia di rivincita ed il presidente mi ha ulteriormente caricato in questo senso. I giocatori di maggior esperienza hanno fatto la differenza e noi siamo stati fortunati a scegliere quelli giusti, quelli che potevano fare meglio per il nostro caso: sono stati tutti leali nei miei confronti e nei confronti della società, tutti piuttosto consapevoli delle loro potenzialità, di quello che potevano dare a questa squadra; si sono messi in discussione con tanta umiltà, riuscendo ad insegnare tantissime cose ai ragazzi più giovani. Con tre-quattro mosse ben piazzate sul mercato siamo riusciti a cambiare marcia, a fare il salto di qualità, ma anche i ragazzi meno esperti sono risultati formidabili in questo senso. Ho avuto la possibilità di lavorare con un gruppo compatto e coeso, come non mi era mai capitato, e questa è l'idea che hanno espresso anche i senatori della rosa».
Idda poi aggiunge:
«I ragazzi in campo lottavano l'uno per l'altro, si è creato davvero un bello spirito all'interno dello spogliatoio; la società poi ci ha supportato in tutto e per tutto, curando ogni più piccolo dettaglio, senza mai farci mancare niente, come ad esempio la possibilità di lavorare anche in palestra; e questo è stato un vantaggio non da poco. Per il resto, abbiamo sempre remato tutti dalla stessa parte: ai ragazzi ho detto di non pensare alla categoria, le cose vanno fatte bene, al meglio, sia quando giochi in Seconda così come quando giochi in Promozione o in Eccellenza. I miei giocatori mi hanno permesso di spingere gli allenamenti sempre al massimo: alle sedute erano sempre tutti presenti, discorso che vale anche per quelli che poi trovavano meno spazio per le partite, ma sono rimasti tutti sul pezzo; la nostra rosa è composta da trenta persone e sono rimasti tutti sino all'ultima giornata. Io credo che proprio questo affiatamento che si è venuto a creare, questa unità di intenti abbia dato i suoi frutti».
Il tecnico sottolinea i passaggi più significativi della stagione disputata dalla Next Gen Himalaya.
«Le vittorie sono tutte importanti allo stesso modo, ovviamente, ma quella ottenuta contro il Settimo, nella parte finale della stagione, ci ha dato la consapevolezza di essere i candidati principali per la vittoria finale. Allo stesso tempo mi dispiace aver tolto ai nostri avversari diretti la possibilità di risalire in Prima Categoria: conosco personalmente il loro mister, sono un grande gruppo ma il calcio, purtroppo, è anche questo».
Idda poi aggiunge:
«Quel successo ci ha dato una carica ulteriore per affrontare lo sprint finale, ma anche all'andata ci sono stati dei passaggi importanti: contro il fanalino di coda Ferrini Quartu è arrivata una vittoria sofferta, per 1 a 0, e questo significa che il torneo di quest'anno è stato davvero molto equilibrato e competitivo, soprattutto se consideriamo che parliamo comunque sempre di un campionato di Seconda, anche se poi vincere non è mai facile. Chi è venuto a vedere le nostre partite è sempre rimasto stupito dalla qualità elevata del gioco che proponevamo, e lo stesso discorso vale per le nostre rivali. Ci siamo divertiti tantissimo, insomma, e credo che la cosa valga anche per i ragazzi, non solo per me».
Con la stagione 2025-2026 ormai in archivio, non rimane altro da fare che incominciare a programmare la prossima annata.
«Io vorrei guidare l'Himalaya anche nel campionato di Prima, che è una dimensione che mi stimola molto e che mi potrebbe far crescere ulteriormente a livello personale. Qui, per il resto, mi sono trovato benissimo e per me non ci sarebbero problemi a continuare con questa avventura, ma poi alla fine è la società che ha l'ultima parola in questo senso. Per me sarebbe un onore poter continuare a lavorare con questo gruppo, che ci ha già regalato tantissime soddisfazioni, magari prendendo in considerazione la possibilità di piazzare qualche altro innesto».
Si chiude, come al solito, con le dediche e i ringraziamenti di rito.
«Il primo pensiero va alla mia famiglia, che mi ha supportato e sopportato in tutto e per tutto: è difficile tornare a casa e cancellare dalla mente tutte le tensioni che accumuli in campo durante i 90', per questo devo dire grazie a mia moglie e ai bambini. Ci tengo ad esprimere la mia gratitudine anche alla società, che mi ha sempre lasciato libero nelle mie scelte, senza mai vincolarmi: è raro trovare un club del genere ma mi auguro che le cose mi possano andare così bene anche in futuro. Qui all'Himalaya si è venuta a creare una società, un ambiente molto sano, molto familiare e spero che i dirigenti possano diventare sempre più professionali, spero che il progetto possa crescere ancora molto nel futuro prossimo. Qui ho trovato delle persone davvero competenti, a partire da Sergio Fadda, che è stato uno di quelli con cui ho sempre avuto l'occasione per confrontarmi e per scambiare qualche chiacchiera. Infine ci tengo a ringraziare coloro che hanno fatto parte del mio staff: mi hanno semplificato il lavoro e sono stati tutti di grande aiuto».
