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Nicola Manunza, allenatore, Monastir
«Risultati irripetibili, gratificato dai rapporti umani»

Manunza, il futuro è lontano da Monastir: «Lascio una realtà importante ma è finito un ciclo ed è giusto fare altre esperienze»

Quando un anno fa il campionato di Eccellenza, ripartito su base volontaria con otto squadre, volgeva al termine, il Monastir gettava la basi per la costruzione della squadra che, nel torneo appena concluso, si è conquistata l'appellativo di "rivelazione" col record di punti (ben 57) e stando lotta per un posto playoff fino alla penultima giornata. A guidare i campidanesi c'era Nicola Manunza che, al termine di una grandissima stagione, ha deciso di non proseguire l'avventura per cercare nuove sfide.

 

Un addio che ha fatto il paio con quello del portiere-diesse Matteo Zanda e che il 42enne ex tecnico dei campidanesi spiega così: «L'anno scorso si ripartiva quasi completamente da zero, con i soli Zanda, Melis, Rinino e alcuni giovanissimi che avevano disputato le prime 7 giornate del campionato precedente fermato dal Covid. Mi aveva entusiasmato il fatto di rifare la squadra, con una connotazione molto giovane e che potesse anche avviare un progetto a lungo termine. Tutto ciò non si è potuto verificare perché il punto d'arrivo c'è stato dopo soli otto mesi».

Perche questo gruppo sarebbe già ad un punto d'arrivo?

«Per due motivi: i ragazzi giovani hanno fatto così bene che ora hanno la possibilità di salire di categoria, come Fangwa, Ghiani e Arzu. Gli altri che sono stati presi come scommesse, e a costi molto bassi, possono ora valutare diverse proposte dai club che offrono rimborsi più alti»

Ma non si poteva replicare la situazione dell'estate scorsa ed eventualmente rifare la squadra?

«Questo per me è stato il terzo anno al Monastir, quasi continuativo perché non ero rimasto l'anno scorso quando il Covid ha fermato il campionato dopo 7 giornate, e ho ritenuto che si fosse chiuso un ciclo. Secondo me è stato fatto il massimo, volevo cambiare e così ho deciso, pur senza avere altre squadre sotto mano. Un altro aspetto che, sebbene non fosse determinante, ha comunque influito nella mia scelta è il fatto che Matteo Zanda avesse deciso di lasciare il Monastir. Il progetto è nato con lui, così come l'idea di fare questo tipo di squadra; è stata una figura importante in campo e fuori»

Diventava impossibile riniziare trovando una nuova figura che sostituisse Zanda?

«Chi allena cerca sempre nuovi stimoli e non necessariamente legati alla categoria. Ho fatto altre valutazioni rispetto e quelle di poter riniziare tutto da capo e trovare i giocatori giusti. In tre anni a Monastir credo di aver fatto bene centrando l'obiettivo che si poneva la società e, nel campionato appena concluso, abbiamo anche raggiunto un risultato storico, forse irripetibile a parità di condizioni e disponibilità economiche, con un'età media della squadra molto bassa e con giocatori che si sono espressi al massimo delle loro potenzialità. Perciò, ho ritenuto giusto lasciare per cercare esperienze diverse, allenare altri giocatori e confrontarmi in diversi contesti perché tutto ciò mi servirà per arricchire il mio bagaglio tecnico»

Già individuata la nuova destinazione?

«Tuttora sono senza squadra anche se nelle ultime settimane ho ricevuto tre-quattro richieste molto interessanti, qualcuna è ancora in essere mentre una, a malincuore, è stata accantonata per motivi logistici e lavorativi altrimenti avrei probabilmente già deciso per il sì. In linea di massimo sono contento delle chiamate ricevute e non sarà un problema se non verrà quella giusta perché non ho la paura di rimanere fermo e né ho l'ansia di trovare una sistemazione in estate. Non può prevalere la voglia di allenare rispetto alla ragione su dove e come farlo»

Della stagione appena conclusa qual è stato l'aspetto più soddisfacente?

«Sono contento dei risultati sul campo perché poi veniamo giudicati su quelli, accostando il fatto che più sei in alto in classifica e più sei bravo. Ma a me ciò che ha soddisfatto maggiormente è il livello di grande stima che si è avuto tra giocatori e allenatore e tra giocatori stessi, l'alta qualità del livello dei rapporti umani, ciò che io ho trasmesso ai giocatori e quello che loro mi hanno restituito. Un qualcosa che non si può vedere dal di fuori ma è un aspetto che, alla lunga, ti premia nei risultati sul campo. Se in un'azienda tra l'imprenditore o il manager e i lavoratori dipendenti c'è stima reciproca tutto funzionerà per il meglio, e così anche nel calcio se si crea una certa empatia tra i giocatori, che arrivano sereni e col sorriso al campo e vanno via mantenendo lo stesso sorriso, il loro tecnico e la società. Tendo a dare molta importanza ai rapporti umani che si creano in un gruppo di lavoro, perché poi ti portano a raggiungere gli obiettivi che ci si pone»

C'è un giocatore in particolare, scelto per una scommessa personale che poi è stata vinta?

«Quello che speravo potesse esprimere le potenzialità che si intravedevano dall'esterno è Yann Fangwa. Già nel mio secondo anno al Monastir e nel suo primo a Muravera avevo fatto il suo nome per prenderlo a dicembre ma non se ne fece nulla; quando ad aprile del 2021 si profilava un mio ritorno al Monastir e lui era impegnato nel campionato di serie D riproposi il suo nome e Zanda è stato bravo a prenderlo. Ma, alla fin fine, sono contento di tutti i giocatori, dal primo al ventesimo, hanno fatto meglio di quello che si poteva ipotizzare ad inizio stagione»

Il rammarico di quest'annata è forse non aver aggiunto una coda alla stagione?

«Se proprio devo cercarlo, è nella partenza lenta perché se avessimo conquistato due o tre punti in più potevamo poi trovarci in posizioni più avanzate successivemente. E anche nelle sconfitte oltre il 90' come a Gavoi o La Maddalena o nel pareggio agguantato dalla Villacidrese dal 94'. Tutte gare che con un po' più di mestiere ed esperienza potevano portarci a fare risultati diversi ma devo dire che la squadra ha avuto delle altre caratteristiche che ci hanno permesso di fare questa grande stagione. Perciò, non aver conquistato i playoff non può essere un rammarico»

In quella partenza a rilento, con un punto in quattro gare e l'ultimo posto, cosa pensava l'allenatore Manunza?

«Il primo a mettersi in discussione deve essere sempre l'allenatore e io l'ho fatto esplicitando la cosa a Zanda e al presidente Carboni. Prima della gara di Bosa, in quella che poi ci ha dato la prima vittoria stagionale perché dovevamo ancora recuperare il match con l'Arbus, dissi che se non fosse andata bene loro avrebbero dovuto valutare anche un cambio tecnico. Ma devo anche aggiungere che i risultati erano al di sotto del valore che la squadra esprimeva sul campo e che mai ho avvertito un clima di sfiducia da parte dei ragazzi e tantomeno dalla società»

Che meriti ha avuto la società?

«In questa stagione, come nelle altre due che ho fatto al Monastir, il presidente Marco Carboni e la dirigenza hanno dato sempre fiducia e appoggio allo staff tecnico. Quest'anno il clima di grande serenità ha permesso di far rendere al meglio la squadra così come noi dello staff. Non posso che ringraziare il club che ci ha messo nelle condizioni di poter dare il massimo»

Che realtà è diventata Monastir?

«Si è ritagliata uno spazio importante nel massimo campionato regionale. Tra Cagliaritano e Medio Campidano, le squadre in Eccellenza diminuiscono e Monastir ha assunto una connotazione ben definita, cioè quella di costruire una squadra con un'età madia bassa, nonostante negli altri anni ci siano stati anche elementi esperti come Porcu, Fanni, Lai, D'Agostino, con una società che tira su i propri giovani, sa valorizzarli e con poche risorse si tiene stretto un campionato difficile come l'Eccellenza. Sicuramente è un esempio da seguire»

Chiudiamo con un commento ai verdetti finali emessi dal campionato?

«La classifica finale rispecchia sempre l'andamento di tutto l'anno e l'Ilva, da dicembre in poi, era stata indicata un po' da tutti come la favorita e non ha sbagliato quasi niente. I playoff li ha vinti il Taloro, probabilmente non la più forte ma quella che meglio è arrivata agli scontri finali, con uno spirito di gruppo invidiabile e una condizione fisica eccellente. I favoriti probabilmente erano Ossese e Ferrini che potevano sfruttare il doppio risultato ma la squadra di Fadda ha ottenuto due vittorie per poi ben figurare anche negli spareggi nazionali contro un avversario importante come L'Aquila. Per la zona bassa sI sono incontrate ai playout due squadre che hanno faticato tanto durante la stagione, il Guspini con tre cambi d'allenatore e il Li Punti cambiando molto la squadra a dicembre. Anche in questo caso, come nei playoff, l'ha spuntata la squadra che doveva assolutamente vincere anche se c'era un doppio confronto e non una gara secca. L'Idolo ha mancato il playout per un punto ma ha faticato come le altre altre due. Discorso a parte per il Castiadas che, dai problemi societari sorti a dicembre aveva una retrocessione scritta. Con diverse modalità ma con uno stesso destino anche l'Asseminese dopo che, nel ritorno, se l'è giocata con un organico non più all'altezza della categoria»

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2021/2022