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Cozzula racconta di se e del suo lavoro
Il segretario del Malaspina tra rally e politica

Cozzula racconta di se e del suo lavoro

Francesco Cozzula ha una vita piena di impegni: solo a sentire l'elenco di tutte le attività di cui si occupa ci si sente indirettamente stanchi e stressati, come capita peraltro frequentemente di questi tempi.
Trentatreenne, consigliere comunale a Osilo e segretario della squadra locale, quel Malaspina che tanto bene sta facendo nel campionato di Prima Categoria, affronta il quotidiano con tanta grinta e determinazione.
Probabilmente, la situazione particolare che Francesco si trova ad affrontare, giorno dopo giorno, richiede una dose se possibile maggiore, rispetto al comune, di determinazione; il perchè lo si capisce subito, dalle prime battute che aprono questa intervista.

 Francesco Cozzula con il capitano del Malaspina, Stefano Marongiu

«Io sono un disabile visivo, ho una difficoltà visibile molto grave e ho necessità di essere accompagnato.
Nonostante questi casini riesco ad inserirmi nei contesti della vita quotidiana tranquillamente grazie all'appoggio dei miei amici.
Tra le varie attività di cui mi occupo, c'è la politica, ricopro infatti il ruolo di amministratore comunale con deleghe allo sport e politiche giovanili qui ad Osilo, l'automobilismo e il calcio.
Io faccio il navigatore nei rally: sicuramente ti starai domandando come sia possibile per un non vedente dare indicazioni sulla strada al proprio pilota (ride).
Il succo del discorso è proprio questo: le persone che si trovano ad affrontare una situazione come la mia, o simile alla mia, sono assolutamente in grado di esprimersi al massimo, in ogni campo e in ogni attività, se forniti dei giusti strumenti.
Certe volte parlare di queste cose mi emoziona e mi blocca, perchè ho amici nelle mie condizioni che son rilegati in casa.
Sono il segretario del Malaspina, mi occupo di tutta la parte burocratica, che è in realtà quella più noiosa e rognosa da seguire tra le attività legate ad una società, gestisco inoltre il settore amministrativo del settore giovanile.
Sino all'anno scorso ero anche l'accompagnatore ufficiale della squadra nelle varie partite, ruolo che svolgevo senza grosse difficoltà, anche se in questi casi si ha sempre la sensazione, o forse è più una paura, di essere di peso, più che di aiuto, al tecnico e ai giocatori.
Quest'anno ho chiesto alla federazione di poter essere affiancato da un accompagnatore; il segretario del comitato regionale della FIGC, il signor Antonello Madau, in un primo tempo si è mostrato un po' perplesso, considerando soprattutto che i regolamenti in questo senso sono molto rigidi su tanti aspetti, ma poi è stato disponibilissimo nel soddisfare la mia richiesta: ovviamente chi entra sul terreno di gioco assieme a me non deve creare nessun tipo di disagio ne all'arbitro, ne ai giocatori avversari, ma non ci sono problemi in questo senso.
E' nata quindi questa bella e importante, per il sottoscritto, collaborazione con la FIGC che vorrei ringraziare pubblicamente, per l'opportunità che mi sta dando.
Una situazione simile la vivevo già l'anno scorso: il nostro fisioterapista – massaggiatore, Tonino Ladinetti, aveva a disposizione un accompagnatore, in quanto non vedente, così io potevo approfittarne».

 

Cosa ti piace in particolare del calcio dilettantistico?
«Io arrivo da un'altra disciplina, che è l'automobilismo, e ho forse la possibilità di valutare diversamente il mondo del calcio.
Ci sono alcune cose che non sono sicuramente belle: una ad esempio è la presenza sempre più massiccia e diffusa del denaro, con cui si riesce ad attirare i ragazzi in una squadra piuttosto che in un'altra.
Fare sport si riduce in molti casi ad una mera questione economica; si sta perdendo probabilmente il senso stesso del dilettantismo.
La parte bella, invece, quella che sopravvive al di là di tutto, è l'aspetto aggregativo del movimento: si conoscono tantissime persone, si allacciano rapporti intensi che durano nel tempo a prescindere dalla casacca che si indossa.
L'aspetto più importante, probabilmente, lo si trova nei settori giovanili: chi ha la possibilità di insegnare calcio ai giovani è chiamato ad un compito difficilissimo, delicato ma allo stesso tempo estremamente gratificante».

 

Quale è stata la soddisfazione più grande, o quella che ricordi più volentieri, che hai avuto modo di vivere con il Malaspina?
«Sicuramente la grande gioia al termine dei play-out: si è trattata di una salvezza sofferta, sudata, strappata con i denti; è stato il primo anno in cui un direttivo giovane e assolutamente rinnovato provava a gestire la squadra; i problemi sono stati molteplici ma fortunatamente c'è stato un bell'epilogo.
Le persone che sono entrate a far parte della società sono state spinte, in un certo senso, dalla necessità: non c'erano infatti altre figure, dotate magari di maggior esperienza, disposte a sposare il progetto: quando Anna, l'attuale Presidente della società, mi ha proposto di tuffarmi in questa avventura, ho accettato con grande entusiasmo, cercando di far fruttare al meglio tutta l'esperienza, soprattutto sul piano amministrativo, che ho avuto la possibilità di maturare all'interno di altre associazioni.
Un'altra grande soddisfazione è aver dato il contributo a far ripartire, in un certo senso, il settore giovanile qui ad Osilo: penso sia una bella risorsa per la comunità e per i ragazzi».

 

Le gioie per il Malaspina non sembrano terminate con la salvezza raggiunta lo scorso anno: state disputando, sino a questo momento, un ottimo campionato, con 18 punti nelle prime 9 gare disputate, in attesa di recuperare il match contro il Thiesi in programma mercoledì prossimo.
Domenica, siete riusciti a mettere a segno la quinta vittoria stagionale, espugnando il difficile campo dell'Ittiri.

«Attualmente stiamo andando davvero molto bene: il campionato, quest'anno, è tostissimo, con numerose squadre che fanno dell'aspetto tecnico la loro arma migliore.
Sarà una battaglia che andrà avanti sino alla fine della stagione: il nostro obbiettivo è quello di raggiungere una salvezza se possibile un po' più tranquilla rispetto all'anno scorso (ride).
Tutto quello che poi arriverà in più è assolutamente ben accetto.
La partita contro l'Ittiri non è stata particolarmente entusiasmante dal punto di vista del gioco e dello spettacolo, soprattutto a causa del terreno di gioco decisamente pesante, ma i ragazzi sono stati bravissimi e hanno affrontato l'impegno con grandissima determinazione: è stato importante riuscire a sbloccare la gara e difenderci con ordine e caparbietà; penso che le chiavi del match in definitiva siano state proprio queste».

 

Quale pensi che sia il contributo più grande che stai dando alla squadra e alla società, rapportandolo anche alle esperienze particolari e significative che vivi quotidianamente?
«Da quanto mi dicono, riesco a svolgere tutte le mie attività con grande entusiasmo, riuscendo inevitabilmente a coinvolgere le persone che mi stanno attorno.
La disabilità visiva porta ad avere dei blocchi che possono essere superati soltanto con l'aiuto degli altri, considerato che molte attività, anche le più semplici, non possono essere affrontate diversamente.
Prendo la mia forza dalle persone che mi circondano e cerco di ricambiare con lo stesso affetto, con lo stesso calore e la stessa disponibilità: mi piace tantissimo rendermi utile, sbrigando magari quei compiti che per gli altri risultano noiosi, come ad esempio gli aspetti burocratici di cui ti dicevo prima: mantenere i rapporti con la federazione, discutere su eventuali aspetti normativi, occuparmi della preparazione dei documenti.
Gli altri dirigenti, al contrario, mi sostituiscono nelle attività più manuali, come ad esempio tracciare le linee nel campo o pulire gli spogliatoi (ride)».

 

Imposti in un certo senso i rapporti personali su un gioco di dare – ricevere che, oltre ad essere estremamente gratificante, è una solida base per la convivenza sociale, estendibile oggettivamente alla molteplicità delle situazioni che tutti ci troviamo a vivere quotidianamente.
Può essere un'interpretazione corretta?

«Affronto la vita di tutti i giorni in questa maniera, son abituato anche a ricevere i “no”; non sempre tutto si può fare ed essere in queste condizioni non ci deve dare il diritto di avere tutto.
Sono convinto che l’apporto di chi ci circonda sia uno strumento indispensabile nella quotidianità, naturalmente senza intaccare la libertà di chi ti sta attorno.
Io non sono speciale per ciò che faccio, è il sistema che imbriglia le persone come me e se non si hanno le possibilità per fare o le persone giuste accanto è veramente difficile superare certi ostacoli».

 

C'è qualcuno in particolare a cui vuoi dedicare un ringraziamento speciale?
«Si, vorrei spendere qualche parola per il capitano del Malaspina, Stefano Marongiu, che per me è come un fratello.
Mi ha incoraggiato ad entrare a far parte della società, è stato bravo a coinvolgermi: è una di quelle persone che mi aiuta, nella vita di tutti i giorni, ad affrontare le varie difficoltà facendo un lavoro silenzioso che non tutti colgono, ma che io ho la fortuna di apprezzare, se son cosi è anche merito suo; non posso che ringraziarlo per tutto quello che fa per me».

In questo articolo
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2012/2013
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Girone D