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Illario guarda avanti: «Il derby? Dispiace perdere così»
«La classifica non esprime il nostro reale valore»

Illario guarda avanti: «Il derby? Dispiace perdere così»

La parola d'ordine in casa Fulgor Senorbì è ripartire, archiviando rapidamente l'amarezza per un derby perso all'ultimo secondo e cercando di capire quali sono state le cose che non hanno funzionato al meglio per tuffarsi, mente e corpo, nella prossima sfida contro l'Atletico Cortoghiana.
L'obbiettivo, al momento, non può che essere uno: fare più punti possibile, perchè secondo mister Illario, la squadra ha tutte le potenzialità per fare molto meglio e togliersi grandi soddisfazioni.

 

Mister Illario, dobbiamo partire doverosamente dal match di domenica: è stato un derby assolutamente spettacolare, combattuto a viso aperto da entrambe le formazioni, in cui siete usciti sconfitti a causa di un gol incassato all'ultimo secondo: siete già riusciti a metabolizzare la delusione?
«(ride) Si è trattato di una bella partita, in tutti i sensi: penso che il punteggio finale di 4 a 3 sia abbastanza emblematico a questo proposito.
Ovviamente dispiace perdere al 92' e in quella maniera: c'è stata qualche distrazione di troppo da parte nostra, che abbiamo pagato a caro prezzo; il Senorbì è stato lesto ad approfittarne, a tempo praticamente ormai scaduto.
Il pareggio probabilmente era il risultato più giusto; loro sono stati più bravi di noi a strappare i tre punti, noi siamo rimasti con un pugno di mosche ma siamo stati felici comunque di aver contribuito ad offrire un bello spettacolo».

Mister Illario

C'è qualcosa che le è piaciuto particolarmente della partita di domenica da cui magari ripartirete in vista anche dei prossimi impegni?
«Mi è piaciuta molto la reazione dei ragazzi nel momento in cui siamo andati in svantaggio.
Allo stesso tempo non mi sono piaciute le disattenzioni che in definitiva ci son costate il risultato: probabilmente sono dovute soprattutto all'inesperienza di qualche elemento, ma il rammarico riguarda soltanto il punteggio, la nostra prestazione è stata assolutamente esaltante».

 

Come avete vissuto i giorni immediatamente precedenti al derby?
Che aria si respirava nello spogliatoio?

«Noi durante tutta la settimana eravamo abbastanza tranquilli, anche se in paese magari si chiacchiera un po' di più e di conseguenza la tensione e l'attesa tendono a salire.
Siamo arrivati alla gara molto sereni: c'era il rischio che qualcuno sentisse troppo l'impegno a livello emotivo, magari tra i ragazzi di Senorbì, ma è sempre un discorso soggettivo».

 

Domenica c'era il pubblico delle grandissime occasioni: eventi del genere non possono che fare bene al paese.
«Assolutamente si; quando assisti ad un derby in cui c'è un pienone del genere e comunque vivi una gara di quella intensità e in quella maniera ti fa veramente piacere».

 

Ho avuto modo di parlare con mister Coraddu dei problemi che affliggono il calcio dilettantistico; secondo Lei quali sono gli aspetti che bisognerebbe assolutamente risolvere?
«Io non condivido moltissimo la regola dei fuoriquota: faccio parte di un'epoca calcistica in cui queste regole non esistevano; chi era bravo giocava e il discorso finiva li, soprattutto tra ragazzi; sono riusciti così a venir fuori dei talenti che poi hanno trovato i loro spazi in Eccellenza, in Serie D, in prima o seconda divisione.
L'obbligo è un'arma a doppio taglio: se il giovane è valido ha la possibilità di crescere, nel caso contrario smette di giocare e finisce un po' nel dimenticatoio.
Il numero dei fuoriquota con il tempo è aumentato sempre di più e ha tolto spazio a giocatori di media età che ora trovi in Prima e Seconda Categoria, dove, paradossalmente, il livello qualitativo tende a sollevarsi rispetto ad esempio alla Promozione.
Criticare questa norma non significa schierarsi contro i giovani talenti: i ragazzi devono crescere e fare le loro esperienze, gradualmente; bisogna rivalutare i vivai e i loro metodi di lavoro, soprattutto in questo periodo particolare dal punto di vista economico; serve pazienza e tempo, nient'altro.
La mentalità dei ragazzi, poi, è cambiata notevolmente rispetto al passato, difficilmente accettano un esclusione o una critica; ai miei tempi era una grandissima gioia anche solo il fatto di essere convocati in prima squadra e finire in panchina».

 

L'aspetto economico sempre più presente, anche nel calcio dilettantistico, probabilmente non aiuta a risolvere questi problemi.
«E' vero, anche se qui da noi non è una situazione così diffusa, o almeno, non più: magari nel nord-Sardegna c'è ancora qualche società che ha la possibilità di investire sul mercato, ma per il resto, a parte qualche eccezione, viviamo in un periodo in cui per necessità si deve valorizzare il vivaio.
In questo senso però, siamo nettamente inferiori con quello che accade nel resto dell'Italia, dove c'è un bacino d'utenza sicuramente maggiore al nostro e dove le grosse società mandano i propri, numerosissimi giovani, a farsi le ossa altrove; a livello qualitativo ne usciamo ridimensionati, ed è un problema che riguarda soprattutto la Serie D, dove c'è comunque sempre l'obbligo di schierare 5 giovani in campo».

Mister Illario

Punterei l'attenzione sul momento che state attraversando: venivate da tre risultati utili, sarà necessario archiviare in fretta il passo falso di domenica per continuare con il vostro percorso.
«Nelle ultime tre gare prima del derby eravamo stati bravissimi a non subire nemmeno un gol; nel derby invece ne abbiamo subito 4 (ride).
Come ti dicevo prima si è trattato di disattenzione, di un calo di concentrazione da parte nostra negli episodi chiave del match.
Ripartiremo da quanto di buono fatto sino ad ora: la squadra ha del potenziale ancora inespresso, gli 11 punti collezionati sino ad ora non ci rendono giustizia, non completamente, ma penso che con il tempo verranno fuori.
Abbiamo dimostrato in più di un'occasione di poter dire la nostra in questo campionato; dobbiamo cercare di ripartire con grande determinazione e cercare di sbagliare il meno possibile».

 

Quale è stato il problema più grande, magari ancora irrisolto, che avete dovuto affrontare sino a questo momento?
«A noi manca una punta di ruolo capace di capitalizzare al meglio l'enorme mole di gioco che costruiamo praticamente ogni domenica, un finalizzatore che possa tradurre in gol le sette\otto occasioni che puntualmente creiamo; probabilmente poi ci manca anche un organizzatore di gioco in mezzo al campo.
Se la società avrà la possibilità di aiutarci in questo senso sarebbe ottimo, altrimenti continueremmo senza problemi così come abbiamo fatto sino ad ora».

 

 

Al momento occupate una posizione a metà classifica: che idea si è fatto della lotta per le prime posizioni?
Pensa che la Fulgor possa diventare la sorpresa del torneo e competere con le squadre di vertice?

«Non abbiamo ancora incontrato nessuna delle squadre che al momento occupa le prime posizioni, ad eccezione del Guspini che non mi è assolutamente dispiaciuta come squadra: sono una formazione quadrata, che si difende bene, e può contare sul contributo di due punte che davanti si muovono decisamente bene; ci mancano invece Decimo 07 e Su Planu, due squadre allestite per disputare un campionato da protagoniste.
Secondo me è ancora troppo presto per fare questi discorsi: i veri valori in campo usciranno dopo le prime cinque giornate del girone di ritorno; li si deciderà probabilmente gran parte del campionato.
Al momento, ad esempio, ci sono diverse squadre che hanno organici importanti ma che al momento stanno faticando, con il tempo comunque possono uscire fuori: tra queste, ci metto anche la Fulgor, visto che ho a disposizione dei ragazzi che dal punto di vista tecnico e tattico non sono inferiori a nessuno; con quei due tasselli in più potremmo competere per qualcosa di davvero importante.
All'appello, secondo me, ci mancano 6-7 punti che comunque potremo recuperare nel girone di ritorno, se saremo bravi e se commetteremo meno errori; possiamo puntare tranquillamente ad arrivare tra le prime quattro, senza nessun dubbio.
Entrano in gioco poi, è ovvio, tutta una serie di variabili che non si possono prevedere in anticipo: a noi ad esempio è capitato di subire 4 calci di rigore in due partite; è una cosa che non mi è mai successa in tutta la mia vita calcistica (ride).
L'unica cosa a cui dobbiamo pensare ora è ripartire e cercare di fare più punti possibile».

In questo articolo
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2012/2013
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Girone A