Salta al contenuto principale
Seconda categoria
«Successo dedicato a Paolo e Matteo»

Salvatore Porcu si gode la festa della Baunese: «Un traguardo inaspettato »

Salvatore Porcu è uno degli artefici della piccola grande impresa targata Baunese, con cui è riuscito a guadagnarsi la promozione diretta con novanta minuti d'anticipo, complice, a dire il vero, il passo falso del Meana Sardo che nell'ultimo turno è scivolato a Lotzorai: il tecnico è stato in grado di far esprimere al massimo un gruppo composto da tanti ragazzi giovani locali, anticipando in un certo senso i programmi stilati dalla società, che non si aspettava sicuramente di raccogliere così presto i frutti dell'ottimo lavoro messo in atto dall'allenatore.
Quella di Salvatore Porcu è sicuramente una bella favola sportiva: il calcio ricopre un ruolo essenziale nella sua vita, andando ben oltre, per sua stessa ammissione, la semplice passione; seguire contemporaneamente la Prima Squadra e l'intero settore giovanile richiede sicuramente un grosso dispendio di energie, ma regala grandissimi insegnamenti: i bambini hanno il potere, fra le altre cose, di far emergere i veri valori di uno sport che troppo spesso vengono calpestati senza ritegno dai loro colleghi più grandi.

 

Salvatore, quello ottenuto dalla Baunese è stato un successo importantissimo, per come è maturato e per la personalità dimostrata dalla squadra.
«Sono sicuramente soddisfatto, perchè non capita spesso di vincere un campionato; un dirigente mi faceva notare che alla Baunese non succedeva da 28 anni; anche quando siamo saliti in Promozione lo abbiamo fatto da ripescati.
E' stato un traguardo assolutamente inaspettato, raggiunto totalmente con le nostre forze, visto che la squadra è composta tutta da ragazzi di Baunei, cresciuti con me nelle giovanili, e questo rende la nostra impresa ancora più bella.

Venivamo da un ottimo campionato come quello disputato l'anno scorso, ma sia io che la società pensavamo che ci servisse ancora del tempo per raccogliere i frutti del nostro lavoro, non ci aspettavamo una crescita così rapida.
Aver potuto festeggiare la promozione in casa, di fronte al nostro pubblico, è stata poi la ciliegina sulla torta.
Questo successo lo dedichiamo a Paolo e Matteo, che sono due giovani che son venuti a mancare negli ultimi anni: il primo era un mio collaboratore, faceva tra le altre cose il portiere in Prima Squadra e se n'è andato circa due anni fa; il secondo invece aveva dei problemi al cuore che gli impedivano di giocare a calcio, ma era spinto da una grandissima passione per questo sport: ho voluto integrarlo nello staff tecnico, mi faceva da aiuto allenatore ed era il mio secondo con le squadre giovanili.
Abbiamo pure fatto una maglietta con una dedica speciale per Paolo e Matteo, era il minimo che potessimo fare».

 

Una vittoria che è stata accolta in maniera incredibile da tutto il paese.
«E' bellissimo il modo con cui la comunità ha accolto questo piccolo, grande risultato sportivo: in questi giorni mi capita di incontrare molte persone che mi fanno i complimenti per quanto siamo riusciti a fare e per come lo abbiamo fatto; io penso che sia bello vincere, ma è ancora più bello quando si vince con i ragazzi del posto, con il paese che si sente in un certo senso partecipe.
Per farti un esempio, ieri ho sentito Marco Sasso, ex allenatore della Baunese ai tempi della Promozione e mio grandissimo amico, che mi ha raccontato di aver seguito la gara alla radio e di aver avuto veramente i brividi a sentire l'esultanza e la gioia a fine gara, molto simili al tifo e al calore che la squadra aveva alcuni anni fa».

 

 

Quello della Baunese è stato un cammino decisamente regolare, con un netto cambio di marcia nella seconda parte della stagione, quella che poi è risultata decisiva ai fini della vittoria finale.
«Il nostro campionato si è acceso, per così dire, al girone di ritorno, siamo venuti fuori alla distanza; basti pensare che all'andata, quando siamo andati a giocare a Meana contro la capolista, avevamo sette punti di distacco nei loro confronti; in questo momento invece siamo a +6, anche se sono dati che contano davvero poco in questo momento ma sono utili per comprendere il cambio di marcia che la squadra ha fatto.
Come ti avevo detto nella precedente intervista, è un campionato molto equilibrato: ogni partita è difficile e nasconde delle insidie; l'unico passaggio a vuoto nel girone di ritorno lo abbiamo avuto ad Orani, per il resto ci siamo comportati discretamente.
Non considererei l'ultima gara contro il Su Gologone: ad un quarto d'ora dalla fine il pubblico stava già festeggiando perchè la gara del Meana si era già conclusa, negli spalti è esplosa la festa e stava diventando impossibile continuare a giocare (ride); non la considero come una sconfitta perchè secondo me il pareggio era nell'aria.
Il girone di ritorno è stato molto combattuto, molto equilibrato».

Avete incassato, sino a questo momento, cinque sconfitte; il Meana addirittura nove, mentre Su Gologone e Ichnos son cadute rispettivamente sei e sette volte: per alcuni addetti ai lavori è un'anomalia per delle squadre che guidano la classifica: pensi che si sarebbe potuto fare meglio?
«Secondo me no, come ti ho detto prima era un torneo molto equilibrato, ma mi risulta che sia una costante nel girone del nuorese, dove è sempre difficile riuscire a fare punti fuori casa.
Nel girone di ritorno abbiamo incassato soltanto due sconfitte, all'andata tre; per quanto mi riguarda non sono troppe, soprattutto se si analizzano le difficoltà oggettive che tutte le formazioni hanno incontrato: nell'ultimo turno, ad esempio, il Calagonone, che si sta ancora giocando la salvezza, è andato a perdere contro l'Arbatax già retrocesso matematicamente; è un chiaro segno di sportività e di correttezza, aspetto per cui non possiamo lamentarci; non ci sono risultati strani come capita magari in altri gironi.
Noi abbiamo affrontato l'Atzara che era in formazione super rimaneggiata ma non ci hanno regalato assolutamente niente; siamo riusciti a vincere per 6 a 0 ma ti assicuro che non è stato facile».

 

Che peso hai avuto in questa promozione?
«Mi stanno arrivando tantissimi complimenti, tutti a ripetermi che son stato grande, ma io penso che si vinca e si perda tutti assieme; se l'allenatore è bravo sono altrettanto bravi i ragazzi che si impegnano ad ascoltarlo.
Il merito per questo successo va diviso con tutti: i ragazzi mi sopportano dal 20 agosto, giorno in cui abbiamo incominciato a lavorare; ci siamo allenati sino ad ora tre volte alla settimana, un lavoro pesante e duro per il tecnico ma per gli stessi giocatori, che non si sono mai arresi, non hanno mai mollato e ci hanno sempre creduto anche quando le cose non andavano benissimo.
Devo ringraziare anche i ragazzi che hanno trovato meno spazio, ma nonostante questo si sono sempre allenati con impegno e professionalità, determinando in positivo la qualità del lavoro settimanale».

 

Che ruolo ricopre il calcio nella tua vita?
«(ride) Mia moglie, che è qui affianco a me in questo momento, si farà due risate sentendo la risposta: ovviamente dedico tanto tempo al calcio, considera che io ho accettato di allenare la Prima Squadra a patto che potessi continuare a lavorare anche con il settore giovanile; seguo una sessantina di bambini, dalla prima alla quinta elementare, e ogni settimana devo fare i salti mortali per conciliare i miei impegni familiari, il mio lavoro e le varie attività sportive.
Del calcio ho tagliato le partite in tv la domenica sera: mi godo le nostre partite, mi capita ancora di seguire il Cagliari, di cui sono peraltro tifosissimo, ma non dedico particolare attenzione alla serie A in generale.
In questo sto coinvolgendo anche mio figlio: sino all'anno scorso non gliene importava niente del calcio, quest'anno ha seguito praticamente tutte le partite della Baunese e sta diventando un grande tifoso del Cagliari.
Io ho rincominciato ad amare il calcio nel momento in cui ho avuto la possibilità di lavorare con i bambini, intendono lo sport in maniera opposta a quanto potrebbe fare un adulto: se segnano il gol della bandiera, dopo averne subiti cinque, esultano come se avessero appena realizzato il gol decisivo per la coppa del mondo.
Secondo me bisognerebbe ripartire da questo spirito e soprattutto è importantissimo far giocare, nel vero senso del termine, i bambini, seguendo tra le altre cose le direttive che ci arrivano nei vari corsi di aggiornamento: bisogna un po' tornare al passato, dove ci divertivamo con un pallone e due sassi che facevano da palo; cerco di lasciare libertà ai bambini, non caricandoli di eccessive indicazioni, devono avere la possibilità di scoprire da soli il calcio, senza l'ossessione del risultato o della tattica».

 

Secondo te, in che momento si perde l'aspetto genuino di questo sport?
«La colpa non è soltanto dei giocatori, o dei tifosi o, nel caso del calcio giovanile, dei genitori; si perde il divertimento perchè si esaspera un po' tutto, ma è un discorso molto lungo e complesso, che riguarda pesantemente tutto il calcio italiano.
Probabilmente noi diamo molto peso a quello che in altri paesi è considerato soltanto come un gioco, ma in effetti è tutto un insieme di cose che poi sfocia nella situazione attuale.
Quando faccio scuola calcio, preferisco che i genitori non influenzino in nessun modo i bambini, mi piace che restino tranquilli: in occasione delle partite, i problemi più grandi nascono quando non si raggiunge il risultato, si esaspera la situazione fino a quando questa degenera come è accaduto, ad esempio, a Torpè.
Bisognerebbe vivere lo sport in maniera più tranquilla, accettare il risultato ed educare il bambino alla sconfitta per evitare che accadano episodi così tristi»

In questo articolo
Squadre:
Campionato:
Stagione:
2012/2013
Tags:
14 Ritorno
15 Ritorno
Girone E